FEDERICA ORLANDI
Cronaca

Ucciso a colpi di chiave inglese. L’assassino alle strette confessa: "Mia moglie mi tradiva con lui"

Trovato agonizzante in casa, ucraino muore il giorno dopo. Connazionale incastrato dalle telecamere

Ucciso a colpi di chiave inglese. L’assassino alle strette confessa: "Mia moglie mi tradiva con lui"

Ucciso a colpi di chiave inglese. L’assassino alle strette confessa: "Mia moglie mi tradiva con lui"

Il killer di Roman Matvieiev, il cittadino ucraino di 40 anni trovato agonizzante in casa sua venerdì sera dal coinquilino, con ferite al corpo e al cranio, e poi morto ieri all’ospedale Maggiore, ha confessato. Del resto, le impronte ritrovate dalla polizia Scientifica sul luogo del delitto e le immagini tratte dalle telecamere di sorveglianza del condominio di via Ferrarese, in Bolognina, lasciavano ben poco spazio per i dubbi. I video rinvenuti mostrano infatti un uomo entrare nel palazzo di via Ferrarese brandendo una chiave inglese lunga 50 centimetri, e uscirne dopo un paio di minuti, trafelato, con l’arma in mano e un braccio imbrattato di sangue. L’uomo, identificato poi in un trentottenne ucraino con precedenti di polizia e che lavora saltuariamente in un autolavaggio in città, è stato rintracciato nella tarda serata di sabato, seduto nella sua auto in zona Pilastro. Interrogato, ha confessato e rivelato agli inquirenti (il pm Michele Martorelli coordina la Squadra mobile) il movente del suo gesto: la vittima aveva una relazione con sua moglie. E gli aveva pure mandato dei messaggini provocatori, in cui si ’vantava’ della conquista. Così, in preda alla furia, il marito tradito ha messo in atto la sua terribile vendetta. L’assassino ora è in stato di fermo e detenuto nel carcere della Dozza, in attesa dell’udienza di convalida. È assistito dall’avvocato Elena Dall’Aglio. Durante la perquisizione sul luogo del delitto, il personale della Scientifica aveva rilevato alcune impronte latenti a lui riconducibili. Ed è bastato poco per ricostruire i tasselli.

Roman Matvieiev era stato trovato ancora vivo, ma agonizzante, attorno alle 21.30 di venerdì dal coinquilino di 52 anni, un connazionale che la vittima ospitava di quando in quando nella cantina di pertinenza del suo appartamento. Matvieiev era accasciato su una sedia, con ferite sul corpo e alla testa. Il sangue era ovunque, gli schizzi avevano imbrattato persino i muri del piccolo ingresso. Terrorizzato dalla vista, il cinquantaduenne aveva allertato la madre di Roman (nonché proprietaria dell’appartamento in cui viveva il figlio), che fa la badante in un’altra zona di Bologna, e la donna aveva allertato il 118. Operato d’urgenza per il trauma alla pancia, con l’asportazione della milza, il quarantenne è alla fine morto sabato in tarda mattinata, a causa della gravissima frattura al cranio.

I vicini di casa hanno raccontato di avere udito grida e lamenti provenire da quell’appartamento al primo piano, la sera dell’aggressione, ma di non essersene preoccupati, perché era già capitato più volte che Roman litigasse o parlasse ad alta voce, tant’è che gli stessi vicini avevano presentato a più riprese lamentele per questi schiamazzi all’amministratore di condominio; in qualche occasione erano stati persino chiamati i carabinieri, ma senza denunce. Matvieiev, incensurato, era stato un muratore anche se negli ultimi tempi non lavorava. Viveva nell’appartamento della madre da quattro anni.