Ultima generazione. Convalidati i tre arresti. Gli attivisti protestano davanti alla Questura

Liberati i ragazzi, il giudice ha disposto due divieti di dimora e un obbligo di firma. Picchetto fuori dal tribunale durante l’udienza, poi tutti in piazza Galilei .

Ultima generazione. Convalidati i tre arresti. Gli attivisti protestano davanti alla Questura

Ultima generazione. Convalidati i tre arresti. Gli attivisti protestano davanti alla Questura

di Chiara Caravelli

Due divieti di dimora in città e un obbligo di firma alla polizia giudiziaria. È quanto deciso ieri mattina, dopo un’udienza in direttissima durata circa tre ore, dalla giudice Francesca Zavaglia per Ettore, Silvia e Mida, i tre attivisti di Ultima Generazione fermati giovedì scorso dalla Digos dopo aver bloccato la tangenziale tra le uscite Fiera e via Stalingrado in direzione Casalecchio. L’arresto dei giovani, che hanno trascorso la prima notte ai domiciliari in attesa dell’udienza di convalida, è stato convalidato per i reati di violenza privata aggravata e il danneggiamento, ma non per l’interruzione di pubblico servizio. Gli avvocati Mimma Barbarello ed Elia De Caro hanno chiesto i termini a difesa e il processo è stato fissato per il 30 novembre.

Uscito dall’aula, De Caro ha spiegato che ai tre ragazzi, tutti poco più che ventenni, non è stato riconosciuto il ruolo di promotori dell’iniziativa. E mentre all’interno del tribunale si stava decidendo sulle sorti dei tre giovani, fuori sotto i portici di via d’Azeglio una trentina di attivisti di Ultima Generazione ha dato vita a un presidio di solidarietà per i ragazzi.

"Certamente – le parole di un’ambientalista presente davanti al palazzo di giustizia – questa notizia ci sconvolge. Noi ci stiamo battendo per la democrazia; è perché crediamo nello stato di diritto che facciamo disobbedienza civile. Non possiamo continuare a far finta di niente di fronte al cambiamento climatico e la crisi ecologica. Abbiamo bisogno che la popolazione sia messa in sicurezza e la risposta è quella di dare a una ricercatrice e due capi scout il divieto di risiedere a Bologna e l’obbligo di firma? Siamo criminali perché vogliamo che il governo ci protegga?".

Poco dopo la decisione del giudice, i tre giovani si sono diretti in questura dove, a stretto giro, sono stati raggiunti dagli altri attivisti che hanno preso parte al presidio. In testa al corteo, che ha attraversato via d’Azeglio per poi dirigersi verso piazza Galilei, uno striscione con la scritta ‘Fondo riparazione’, per rimarcare il motivo delle azioni di disobbedienza civile messe in atto in questi giorni dal movimento ambientalista. Ed è proprio davanti agli uffici della questura che i manifestanti hanno nuovamente protestato con l’intento di autodenunciarsi. "Se non mi processi, io non me ne vado", lo slogan intonato dagli attivisti poco dopo essere stati bloccati, nell’intento di entrare, da un cordone di agenti della Digos.

Gli attimi di tensione hanno poi lasciato spazio a sorrisi e lacrime quando Ettore, Silvia e Mida sono stati rilasciati e hanno potuto riabbracciare i loro compagni.

"In questo momento sono frastornato. Mi sento confuso e arrabbiato – le parole di Ettore, il giovane studente pesarese per cui è scattato il divieto di dimora dopo il blocco della tangenziale –, perché non è denunciando noi che fermeranno il cambiamento climatico, non daranno un obbligo di firma al fiume che deve stare nei suoi argini se esonda, non riusciranno a permettere alla pioggia di non cadere e non riusciranno a fermare le alluvioni. Ogni anno aumentano i danni, i dispersi, i morti e non è denunciando noi che questa cosa verrà fermata". Gli fa eco Silvia, l’altra attivista che giovedì scorso si era cementata le mani all’asfalto e per la quale è stato disposto il divieto di dimora: "Le misure repressive – dice – verso qualsiasi atto di dissenso sono in aumento. Questo è il momento di entrare in disobbedienza civile, perché le auto che abbiamo bloccato ieri (giovedì, ndr) potrebbero essere sott’acqua tra qualche mese. Noi non ci fermeremo. Tutto quello che chiediamo è un fondo riparazione di 20 miliardi per aiutare le persone che sono vittime di eventi come quelli che stanno accadendo in queste ore e giorni".