di Benedetta Cucci "Un euro per Carlo" è la raccolta fondi lanciata dalla Confraternita della Misericordia per pagare le multe di Carlo Spongano, il sassofonista accompagnato dalla cagnolina chow chow Minnie, che tutti i giorni chiede la carità sotto il Pavaglione, all’altezza del Museo Archeologico e che, come raccontato dal nostro giornale la scorsa settimana, è stato multato di 650 euro e redarguito ogni giorno dai vigili. Paolo Mengoli, l’iniziativa aiuterà Carlo ma è anche altamente simbolica. "Questo progetto rappresenta la nostra volontà di andare fino in fondo,...

di Benedetta Cucci

"Un euro per Carlo" è la raccolta fondi lanciata dalla Confraternita della Misericordia per pagare le multe di Carlo Spongano, il sassofonista accompagnato dalla cagnolina chow chow Minnie, che tutti i giorni chiede la carità sotto il Pavaglione, all’altezza del Museo Archeologico e che, come raccontato dal nostro giornale la scorsa settimana, è stato multato di 650 euro e redarguito ogni giorno dai vigili.

Paolo Mengoli, l’iniziativa aiuterà Carlo ma è anche altamente simbolica.

"Questo progetto rappresenta la nostra volontà di andare fino in fondo, perché con il presidente Marco Cevenini ci siamo detti: ma se questo è davvero il problema di Bologna, allora siamo a posto".

Il tono sembra sarcastico, cosa intende?

"Intendo proprio che, evidentemente, il problema di Bologna non è affatto questo e si vuole spostare l’attenzione da un’altra parte. La raccolta fondi l’abbiamo proprio lanciata per attivare una sensibilizzazione della città che ha altri problemi di ogni tipo: problemi di viabilità, di verde, di vivibilità, di gente povera e che ha difficolta economiche, gente che dorme sotto i portici. E tutto questo, si badi bene, a prescindere dal Covid. Ecco quindi che ci sembra davvero una lotta impari... che cosa c’entra questo signore? Guardiamoci intorno, di rumore e disturbo in giro ce n’è ovunque".

Però è proprio lui ad essere sotto i riflettori e all’attenzione della polizia comunale.

"Sì, ed è una buccia di banana, per usare una metafora, sulla quale stanno scivolando in molti. Perché si usa il pugno di ferro con una persona che non gode di buona salute, che è l’incarnazione della fragilità di un bolognese che ha avuto i buoni pasto una volta, anche se il Governo gli aveva promesso di più. Carlo, per parafrasare la parabola del ricco Epulone, vive delle briciole che cadono dal tavolo e che il povero mangia con il cane. Anzi, non gli arrivano neppure quelle in questa città, perché non gli vogliono concedere nemmeno l’elemosina. ‘Vai via di lì gli dicono’... è un braccio di ferro che non va bene. Per di più suona la mattina e non dà certo fastidio, perché in centro storico non abita praticamente nessuno... Ma a qualcuno deve avere dato fastidio e chi ha il cosiddetto potere lo esercita così, incapace di esercitare la giustizia con la misericordia, per citare Papa Giovanni II".

Secondo lei Carlo arreca danno all’immagine dei Portici?

"Io mi chiedo invece come mai, quando gli ispettori Unesco sono venuti in visita a Bologna, non abbiano dato un premio a Carlo. Questa storia della raccolta deve portare a riflessioni importanti anche i nostri politici candidati alle amministrative, che rilasciano dichiarazioni inutili dove non si sente mai pronunciare la parola ‘solidarietà’. Ma quando andranno a giudizio, qualcosa dovranno dirla. E anche le cene in piazza che si faranno ad agosto si dovrebbero confrontare con questa situazione e coinvolgere i più fragili".