Una residenza per anziani ’aperta’: "Ci sono persone che vivono qui. E altre che restano solo di giorno"

Il progetto della Cra Beata Vergine è finanziato dall’Arcidiocesi e realizzato con Ausl, Comune, Unibo. Il cardinale Zuppi: "Importante costruire realtà che conservano le relazioni e un livello alto di cura".

Una residenza per anziani ’aperta’: "Ci sono persone che vivono qui. E altre che restano solo di giorno"

Una residenza per anziani ’aperta’: "Ci sono persone che vivono qui. E altre che restano solo di giorno"

Una delle paure che porta gli anziani a nascondere le proprie difficoltà è quella di finire in quelli che una volta venivano grossolanamente chiamati ‘ricoveri’, oggi denominati Centri residenziali per anziani (Cra). Nascondendo una fragilità, però, spesso si ottiene l’effetto contrario con il semplice disturbo che si trasforma in qualcosa di più grave fino a minare la loro autosufficienza. Da un paio di anni, precisamente dal 2022 l’Ausl, il Comune e la Cra Beata Vergine delle Grazie insieme all’Alma Mater Studiorum hanno sottoscritto un protocollo di collaborazione per realizzare il progetto "Cra Aperta", sostenuto grazie a un finanziamento dell’Arcidiocesi di Bologna.

Il progetto, attivato nei quartieri Savena e Santo Stefano, nasce con l’obiettivo di supportare gli anziani, ancora stabilmente residenti nel proprio domicilio, e i loro caregiver attraverso azioni quotidiane concrete, frutto della collaborazione tra enti pubblici, terzo settore e realtà parrocchiali del territorio, in grado di attivare servizi sociali e sanitari, nonché reti di volontariato e di prossimità. "Anche se lo inauguriamo oggi – spiega il direttore generale dell’Ausl, Paolo Bordon – questo progetto è attivo da due anni. Si tratta di una esperienza molto interessante perché vengono condivise sul territorio degli spazi diversi e delle modalità differenti di operare. La logica è quella di trasformare una struttura per anziani in una casa socio sanitaria della comunità e i risultati ottenuti con le persone che abbiamo già preso in carico ci dicono che questo progetto può essere un modello da esportare in altre zone del nostro territorio". Il vantaggio di questa Cra aperta è che la persona assistita resta nella sua residenza in completa o parziale autonomia. Un risultato non da poco se si considera che gli anziani over 65 anni rappresentano il 25 per cento della popolazione bolognese e una percentuale superiore alla metà, circa il 13 per cento, fa parte di nuclei unipersonali. "Creare una rete che consenta di gestire la fragilità anche all’interno della propria casa – a parlare è il cardinale Matteo Zuppi – vuol dire cambiare la qualità della vita degli anziani. Noi tutti abbiamo una sola motivazione, quella di curare e l’esperienza ci dice che questa ‘Cra aperta’ sia il modo migliore essendo quello più economico e quello più efficace. Il numero degli anziani sale sempre di più anche in termini proporzionali, per cui diventa importante costruire realtà come questa che consentano di conservare le relazioni e un livello alto di cura". Nel corso dei primi di due anni di attività il progetto ha consentito di attivare servizi in 32 casi, sebbene le persone anziane sole che hanno potuto beneficiare di una presa in carico continuativa siano state 12.

Massimo Selleri