Bologna, 4 gennaio 2020 - Riaprire le indagini sui crimini della Uno Bianca. Per arrivare finalmente alla verità definitiva sulla banda di ex poliziotti che insanguinò Bologna, l'Emilia-Romagna e le Marche negli anni '90. A chiederlo a gran voce sono le famiglie dei tre carabinieri uccisi il 4 gennaio 1991 in zona Pilastro a Bologna, Mauro Mitilini, Andrea Moneta e Otello Stefanini.

"Noi familiari - si legge in una lettera diffusa oggi in occasione del 29esimo anniversario dell'eccidio (foto) - siamo determinati nel ricercare la verità, anche se lontana e difficile da raggiungere, e auspichiamo una riapertura delle indagini".

Secondo le famiglie dei tre carabinieri, "un contributo in questa direzione potrebbe arrivare anche dalla preannunciata informatizzazione e pubblicazione degli atti processuali, così come avvenuto per altre vicende giudiziarie.
Ci batteremo affinchè venga fatta piena luce sulle tante ombre che aleggiano su questa vicenda e continueremo a opporci aivergognosi sconti di pena per coloro che si sono macchiati di  crimini cosi' efferati".

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Il richiamo è anche alle istituzioni italiane, che "hanno il dovere di attivarsi per fare chiarezza su questi sette anni di terrore, perchè le vittime della Uno bianca e i loro familiari hanno pagato un prezzo altissimo, che merita rispetto e
giustizia". La lettera è stata consegnata ai cronisti dal fratello di Mitilini, Ludovico, al termine della commemorazione di questa mattina a Bologna.

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"Mi auguro di sapere la verità"

"Speriamo di sapere la verità vera sulla Uno Bianca perché, fino adesso, penso che non l'abbiamo saputa. La sanno solo quelli che sono in cielo e i Savi, ma io penso che morirò senza saperla. Mi auguro almeno di sapere quello che è successo, perché è stato fatto, uccidere ragazzi che in tre avevano 64 anni è una cosa a cui ancora, adesso, non posso pensare", lo ha detto al termine della commemorazione Anna Maria Stefanini (video), madre di Otello. "Sono passati 29 anni - ha aggiunto - ma è come se non fosse passato niente. Il mio dolore è sempre quello, anzi più anni passano più è peggio».

Ventinove anni dopo le azioni della banda, guidata dai fratelli Savi, ad Alberto è stato concesso un permesso premio di qualche giorno per Natale. «Sentendo tutte queste cose... - ha aggiunto Stefanini - A quello gli danno i
permessi, gli altri li hanno rimessi tutti insieme. Mi piace che li hanno messi insieme, così quando escono la banda è riformata. Però sono talmente stanca di aver parlato tanto in questi anni, ma non si è concluso niente. E' una cosa indecente che chi ha ucciso 24 persone e ne ha ferite 103 debba uscire con i permessi. Per me non dovrebbe esistere - ha concluso - anche se io sono cristiana e credente. Chi sbaglia deve pagare, specie perché anche loro indossavano una divisa. A me hanno tolto la vita, la cosa più preziosa che una mamma possa avere: un figlio. Non è una cosa che può passare mai".

Il sindaco Merola: "Al via i lavori della nuova caserma"

La nuova caserma dei carabinieri che sorgerà al Pilastro, a pochi passi dal cippo che ricorda i carabinieri uccisi dalla banda della Uno Bianca, "è un impegno che manteniamo: il 15 gennaio iniziano le demolizioni, quindi si avvia l'iter per costruire finalmente la nuova caserma finanziata dal Comune, come è giusto che sia" e che potrebbe essere pronta per la commemorazione dei tre militari del 4 gennaio 2022.

Lo ha annunciato, al termine della cerimonia, davanti alla chiesa di Santa Caterina, il sindaco Virginio Merola. In un'area verde tra le vie Casini e Pirandello, verranno demoliti due stabili per fare spazio alla caserma. Per le
demolizioni occorrerà circa un mese, seguirà la bonifica bellica, che potrebbe concludersi a fine aprile, e i lavori potrebbero iniziare a maggio e dovrebbero durare circa 18 mesi.

"Finalmente il Pilastro, come ci eravamo impegnati a fare - ha spiegato il primo cittadino - avrà la stazione dei carabinieri dedicata ai nostri ragazzi. Ci sono ruderi più avanti, di fianco alla biblioteca: verranno demoliti, bonificati e lì sorgerà la nuova caserma. L'investimento è di 6 milioni di euro".

Il sindaco di Bologna si è poi stretto ai familiari delle vittime: "Credo che le persone che hanno sofferto, che hanno passato dei Natali così difficili per questi delinquenti, non potranno mai dimenticare - commenta il primo cittadino - resta il fatto che la giustizia in Italia è dovuta al nostro sistema democratico che sicuramente i criminali della Uno Bianca hanno disprezzato, ma di cui oggi godono anche i vantaggi".

Merola quindi aggiunge: "Le leggi non si possono fare ad personam, ma sicuramente essere qui ogni anno, come comunità, dimostra che siamo sulla strada giusta. Questa è giustizia".

Il generale Domizi: "Non ci dimentichiamo di voi"

Durante la messa in ricordo dei tre carabinieri uccisi è intervenuto anche il generale Claudio Domizi, comandante regionale dell'Arma in Emilia-Romagna. "Siamo qui per dirvi ancora una volta che non ci dimentichiamo di voi -
dice Domizzi rivolto ai familiari - che non ci siamo dimenticati di Mauro, Andrea e Otello. E non ci dimentichiamo di tutti quei berretti rimasti a terra, impregnati di sangue, di tanti servitori dello Stato che con coraggio hanno assolto fino al sacrificio il loro dovere. Mai li dimenticheremo".

Domizi ringrazia poi il sindaco e "tutti i bolognesi che testimoniano la vicinanza all'Arma e ricordano quei tristi momenti, quella violenza assurda che si è rivolta verso tante vittime, che ricordiamo qui tutti insieme". Il comandante regionale dell'Arma ringrazia quindi il questore vicario, presente alla funzione. Con la Polizia di Stato, sottolinea Domizi, "condividiamo l'oneroso compito di vegliare sulla sicurezza dei cittadini e del controllo del territorio. Un'attività che ci espone ad altissimi rischi, a tantissimi sacrifici e privazioni soprattutto delle famiglie, che si privano in qualche caso per sempre dei loro cari".

Bonaccini: "Un abbraccio ai familiari"

Anche Stefano Bonaccini, presidente dell'Emilia-Romagna e ri-candidato per il ruolo di governatore, è intervenuto nel giorno della commemorazione: "Non dimentichiamo. Solidarietà all'Arma dei Carabinieri, un caro abbraccio a tutti i famigliari e a Rosanna Zecchi", presidente Associazione vittime della Uno Bianca.

Borgonzoni: "Condivido la rabbia"

"Un dolore che non si spezza: 29 anni dalla strage del Pilastro a Bologna, costata la vita ai carabinieri Mauro Mitilini, Otello Stefanini e Andrea Moneta, ammazzati dal killer della banda della Uno Bianca. Condivido la rabbia, la preoccupazione e lo sconforto dei familiari delle vittime, costretti a subire l'affronto dei permessi premio all'assassino dei loro cari". A dirlo è Lucia Borgonzoni, candidata alla presidenza della Regione Emilia-Romagna, che ribadisce il suo impegno "per non dimenticare. Sempre nel cuore gli eroi italiani delle nostre Forze dell'ordine".

L'avvocato di Roberto Savi: "Seconda richiesta di grazia? Falso"

Secondo quanto riporta l'agenzia Ansa, Roberto Savi nel 2017 avrebbe presentato una seconda istanza di grazia al presidente della Repubblica, cosa che il suo legale ha però smentito. Il 3 agosto 2006 Roberto Savi fece una prima richiesta di concessione del provvedimento di grazia al tribunale di Bologna. La domanda venne però ritirata il 24 agosto dallo stesso Savi a seguito del parere sfavorevole espresso dal procuratore generale bolognese Vito Zincani.