Bologna, 7 gennaio 2020 - Di nuovo a casa, come l’anno scorso e sempre a Natale, per trascorrere qualche giorno in famiglia. Poi subito il ritorno in istituto. Grazie a un altro permesso premio ottenuto da Alberto Savi, l’ex poliziotto cesenate del Commissariato di Rimini condannato all’ergastolo per i crimini della Uno Bianca, che ha così avuto la possibilità di lasciare temporaneamente il carcere di Padova.

Uno Bianca, l’ira dei parenti dopo l’audio choc: "Non fu esaminato, da qui partano le indagini" - Mattarella: "Vigliacco agguato"

 

false

La conferma arriva dall’avvocato Anna Maria Marin: "Sta continuando in maniera regolare i permessi premio, senza però evoluzioni rispetto a quanto stabilito in passato, e il suo comportamento viene valutato costantemente". Provvedimenti continuativi che il minore dei fratelli Savi (Roberto e Fabio, pure loro condannati all’ergastolo) "usufruisce nel suo percorso carcerario". Nell’aprile del 2018 aveva ottenuto tre giorni e mezzo di permesso per le feste, con la possibilità di uscire a pranzo il giorno di Pasqua; e l’anno prima gli erano state concesse 12 ore da trascorrere in una comunità protetta. L’ultimo, ora, il giorno di Natale. Benefici di legge che vengono accordati ai detenuti. Ma che non possono non scatenare rabbia e amarezza nei parenti delle vittime.

"Solo in Italia si vedono cose del genere – dice in lacrime Anna Maria Stefanini, madre di Otello, il carabiniere ucciso dai Savi il 4 gennaio 1991 assieme ai colleghi Andrea Moneta e Mauro Mitilini –. Dopo 24 morti, ti danno pure permessi premio e ora diciamo che è uscito perché se lo merita, perché si è comportato bene... E’ una vergogna, l’ennesimo scandalo. Lui ha potuto trascorrere il Natale con la sua famiglia, il mio Otello invece no".

"Spero nessuno debba pentirsi di questi premi"

image

Il tempo, dice la donna, "non serve a nulla", perché il ricordo del figlio "resta sempre con me e la mia speranza è di andare in cielo a riabbracciarlo". Serve "una pena certa", grida la Stefanini che da tempo si sta battendo per la riapertura dell’indagine, perché sono "tanti ancora i buchi neri" lasciati dalla Uno Bianca. "Se ti condannano all’ergastolo – chiosa – devi restare in carcere a vita, puoi essere bravo e buono finché vuoi. Io non te la porgo l’altra guancia, non hai avuto nessuna pietà. Credo in Dio, ma quegli assassini non li perdonerò mai".

Il marito, ricorda, ebbe il primo ictus il giorno del funerale di Otello. "Siamo vivi, sì, ma non lo saremo mai come prima. Un figlio, per una madre, è parte della sua carne. Quelli te lo hanno ucciso e oggi vengono premiati con altri permessi". Nessun permesso, ma nemmeno nessuna richiesta è stata avanzata, invece per gli altri fratelli, Fabio e Roberto Savi, detenuti a Milano. Della banda, con ruoli minori, facevano parte altri tre ex poliziotti, Marino Occhipinti, Pietro Gugliotta e Luca Vallicelli: tutti hanno già finito di scontare le loro condanne e sono tornati alla quotidianità delle loro esistenze.