Bologna, 4 gennaio 2021 - Senza famigliari, ma alla presenza del sindaco Virginio Merola e del comandante generale dell’Arma Giovanni Nistri, sono state deposte le corone al ceppo di via Casini, per i 30 anni dalla strage del Pilastro (foto), dove la banda della Uno Bianca trucidò i tre carabinieri Otello Stefanini, Andrea Moneta e Mauro Mitilini. Sono stati piantumati tre arbusti di camelia sasanqua, per ricordare il loro sacrificio.
“I famigliari dei giovani carabinieri non ci sono, ma ci siamo noi per loro”, ha detto la presidente dell’associazione famigliari delle vittime, Rosanna Zecchi, ricordando l’importanza della digitalizzazione degli atti, “i cui spunti potrebbero aprire strade a nuove indagini, benché già all’epoca i magistrati fecero un grande lavoro”.

Aggiornamento Uno bianca: l’intercettazione esclusiva sulla testimone chiave

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Il ricordo del Presidente Mattarella

"A trent'anni dal barbaro eccidio del rione Pilastro, a Bologna, si rinnova la commozione nel ricordo dei tre giovani Carabinieri, Mauro Militini, Andrea Moneta, Otello Stefanini, morti in servizio, sorpresi da un vigliacco agguato omicida e tuttavia capaci di una reazione valorosa prima dell'estremo sacrificio". Queste le parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. "In questo giorno desidero, anzitutto, esprimere i sentimenti più intensi di vicinanza e solidarietà ai familiari delle vittime, che negli anni hanno dovuto convivere con un dolore senza misura. I loro cari - aggiunge il Capo dello Stato - erano poco più che ventenni quando sono stati colpiti dall'infame crudeltà di una banda di assassini, che per lungo tempo hanno seminato morte con freddezza disumana, e hanno anche ignobilmente macchiato la loro divisa di servitori dello Stato. Resta iscritto nella memoria della Repubblica il senso del dovere dei giovani Carabinieri, il servizio prestato per la sicurezza della comunità. Figure che si aggiungono a quelle dei molti altri che hanno tenuto fede ai loro compiti fino a pagare - per la legalità e la giustizia - il prezzo più alto".

Il punto "I Savi, un segreto italiano: si riaprano le indagini"

Stefano Bonaccini: "Vicini alle famiglie dei tre carabinieri uccisi"

"Trent'anni fa, la sera del 4 gennaio 1991, la cosiddetta banda della Uno bianca dei fratelli Savi attaccò una pattuglia di Carabinieri nel quartiere Pilastro di Bologna. Tre militari, poco più che 20enni, vennero uccisi: Otello Stefanini, Mauro Mitilini e Andrea Moneta. Oggi il nostro pensiero va a loro, assassinati mentre svolgevano il loro lavoro a tutela della collettività, alle loro famiglie e ai loro cari. Così come a tutte le vittime innocenti che sono cadute di fronte all'odio spietato e ingiustificato della banda criminale". Lo scrive in un post su Facebook il presidente della Regione Emilia- Romagna, Stefano Bonaccini. "Continuiamo - aggiunge - a essere al fianco dei parenti delle vittime, e per questo ribadiamo la disponibilità della Regione Emilia- Romagna a sostenere la completa digitalizzazione degli atti processuali, affinché possano essere disponibili a chiunque (così come abbiamo fatto con tutti i fascicoli di atti di terrorismo e strage, a partire da quelli della strage alla Stazione di Bologna del 2 agosto 1980). Il nostro impegno rimane immutato, contro ogni forma di criminalità e ingiustizia. Un sincero abbraccio a tutti i familiari delle vittime innocenti e alla presidente dell'Associazione delle vittime della banda della Uno bianca, Rosanna Zecchi: a lei e a tutti loro va la vicinanza dell'intera comunità regionale".

La lettera di Eva Mikula: "Mi associo alla richiesta di riaprire le indagini"

E nel giorno del 30° anniversario della Strage del Pilastro, in cui tre giovani carabinieri furono uccisi a Bologna dalla Banda della Uno Bianca, Eva Mikula, ex fidanzata di Fabio Savi, uno dei capi del gruppo criminale, lancia un messaggio ai familiari delle vittime, Andrea Moneta, Mauro Mitilini e Otello Stefanini. "Comprendo e rispetto l'immenso dolore dei loro congiunti - dice in una lettera aperta inviata all'Ansa - e mi associo all'appello che lanciò lo scorso anno Ludovico Mitilini, il fratello di Mauro, che nei giorni scorsi ha annunciato richiesta formale per la riapertura delle indagini. Molti particolari infatti rimasero tra le pieghe dei fascicoli di quattro differenti procure, ognuna delle quali seguì differenti interpretazioni anche su particolari riguardanti le circostanze della cattura".

Eva Mikula, che nei mesi scorsi aveva chiesto pubblicamente protezione e aiuto, oggi vuole manifestare "ai familiari dei tre ragazzi, vittime della follia umana, tutto il mio cordoglio e tutta la mia vicinanza al loro lutto, pur con la consapevolezza che nessuna frase di circostanza, nessun risarcimento potrà mai alleviare le loro continue e inguaribili sofferenze. Non sono solo le parole che servono - prosegue - sono soprattutto i gesti che accorciano le distanze per la memoria e il rispetto per chi ancora soffre. Io ero una ragazzina di soli 15 anni e vivevo con la mia famiglia in Romania, all'epoca di quel tragico evento, non potevo nemmeno immaginare che dopo qualche anno avrei conosciuto i responsabili di questo crimine".