Bologna, 3 febbraio 2021 - L’utenza – e l’indirizzo – chiamata da Marino Bersani, nell’intercettazione telefonica del 28 agosto 1992 (ascolta) ora agli atti della nuova indagine sulla Uno Bianca, era nota già il giorno successivo. Ed Enzo, l’amico carabiniere, come lo definì in aula Bersani, che ricevette quella telefonata, con ogni probabilità poteva essere individuato subito e, successivamente, sentito come testimone. Ciò venne messo nero su bianco da personale Digos il 29 agosto, chiamato a trascrivere la telefonata. Un passo indietro.

L’ira dei parenti dopo l’audio choc: "Non fu esaminato, da qui partano le indagini"

"I capi". E’ il 28 agosto 1992, Marino Bersani, papà di Simonetta, la "supertestimone" che accusò i fratelli Santagata dell’eccidio del Pilastro, chiama a casa Enzo, "carabiniere in pensione". " Ha fatto una settimana di crisi, non mangiava... – così Marino all’amico parlando della figlia Simonetta –, poi s’è rifatta un po’... ". La famiglia Bersani è appena tornata dalle ferie e Simonetta è molto preoccupata. Ma " dopo essere arrivata a casa ", qualcuno le avrebbe fatto pressioni. Bersani: " Gli sono saltati addosso subito... i capi là e sono poi venuti qui, se la so no portata fuori, tutte le sere e poi gli han spiegato... ". Il quasi monologo di Bersani prosegue: " Hanno detto che ci pensano loro, dicono noi ti prendiamo un grande avvocato e non ti preoccupare e poi noi siamo tutti con te ". Non è finita: " Non ti preoccupare che noi ti salviamo, perché siamo tutti con te...noi il C... il C.N.N" . Chi fossero quei "capi" che avrebbero tranquillizzato Simonetta, però ancora oggi resta un mistero.

L’atto Digos. Un mistero che nemmeno Bersani, sentito come teste il 24 ottobre 1996 nel processo ai Savi, chiarì. E nemmeno svelò l’identità di Enzo, fu capace solo di riferire che abitava "sopra San Lazzaro". Così Enzo restò una sorta di oggetto misterioso: qualcuno oggi sostiene che non fu identificato per difficoltà tecniche nel risalire al telefono, altri perché non fu ritenuto importante. C’è una carta però che dice molto di più e rivela che l’intestatario dell’utenza chiamata da Bersani era ben nota il giorno dopo. "Il 29 agosto 1992 – così un vice sovrintendente di Pg delegato alle operazioni di ascolto e registrazione delle conversazioni "effettuate sull’utenza Sip intestata a Marino Bersani e in uso alla figlia Simonetta" – trascrive qui di seguito una telefonata in partenza, utenza composta 051..., intestata a (...), via (...), San Lazzaro di Savena". Tale conversazione, aggiunge subito, "è avvenuta dalle 19.41 alle 19.58 del 28 agosto 1992".

L’operatore poi trascriverà la conversazione – uno stralcio è stato pubblicato sul sito del Carlino in esclusiva e finito in un’informativa dell’Arma – con tre omissis. Dunque, già il giorno successivo, come specificato dall’atto della Digos, sarebbe stato possibile individuare l’abitazione chiamata da Bersani e, di conseguenza, lo stesso Enzo.

Mitilini. L’intercettazione non finì mai agli atti del primo processo, quello cosiddetto Pilastro 1, imputati Peter e William Santagata, Massimiliano Medda e Marco Motta, tutti poi assolti e risarciti. Arrivò invece nel secondo dibattimento, quello contro i poliziotti killer della Uno Bianca. A ritrovare quell’importante documento fu Ludovico Mitilini, fratello di Mauro, uno dei tre carabinieri uccisi il 4 gennaio 1991 al Pilastro. E il 9 maggio 1996, nell’attesa che iniziasse la prima udienza del processo alla banda della Uno Bianca, fu lo stesso a consegnarla nelle mani della Procura segnalando "alcuni passi – scrisse il pm il giorno stesso – che a suo dire, potevano essere significativi per comprendere la vicenda della collaborazione prestata dalla nota Simonetta Bersani". La trascrizione venne acquisita e trasmessa in tribunale. Ma di Enzo, forse la chiave per ’tradurre’ le parole di Bersani, non si seppe nulla. Nonostante quell’indirizzo già noto il giorno dopo la telefonata.