Variante inglese, a Bologna è presente nel 70% dei casi di Covid
Variante inglese, a Bologna è presente nel 70% dei casi di Covid

Bologna, 23 febbraio 2021 - Se la variante inglese circola molto nel nostro territorio vuol dire che è presente da tempo. Già, ma quanto si fa sentire sotto le Due Torri la mutazione del Sars-Cov-2? "A Bologna e a Parma la variante inglese risulta nel 70% dei positivi, secondo la rilevazione del 12 febbraio. La media regionale è, invece, del 41,8%", sottolinea il professor Vittorio Sambri, coordinatore della rete dei laboratori microbiologici Covid in Emilia-Romagna.

"E se in città la variante è arrivata tra dicembre e gennaio, quindi prima rispetto ad altre aree, ha avuto più tempo per diffondersi. Ma non dobbiamo avere paura – tranquillizza il microbiologo – perché i vaccini rispondono alla variante. Certo, è più diffusiva e i casi aumentano, ma in terapia intensiva i numeri sono stabili, quindi ci sono meno pazienti gravi".

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La simulazione

La variante è anche al centro dei modelli matematici dell’Unibo. "Da qualche settimana nei nostri modelli abbiamo visto che l’evoluzione del virus non sarebbe stata una tranquilla discesa, a causa della comparsa della variante. Non abbiamo fatto differenze tra inglese, brasiliana o sudafricana, per noi variante vuol dire la presenza di un virus più pervasivo rispetto a un altro nell’area metropolitana: questo spiega la sostanziale stazionarietà e anzi la ripresa del numero dei contagi". Così Lorenzo Chiari, docente di Bioingegneria all’Alma Mater e coordinatore del gruppo di lavoro, formato da venti specialisti dell’Ateneo tra ingegneri, fisici, informatici e statistici.

Le previsioni

A Pasqua la situazione potrebbe migliorare, se in un mese o poco più vaccini e restrizioni, come la zona arancione, verranno sfoderati a tutto campo. "L’arma principe è la vaccinazione per riuscire a modificare questa dinamica. Lo vediamo dai nostri modelli – – precisa Chiari –, con un certo numero di persone immunizzate, scendono i contagi. La campagna vaccinale, partita con le persone più esposte e più fragili, è importante che raggiunga presto anche i docenti, le altre persone che gravitano attorno al mondo della scuola e le professioni particolarmente esposte. Solo così tra un mese le cose potranno migliorare, ma non bisogna distrarsi. L’altro aspetto a cui prestare grande attenzione è la socialità".

Riduzione degli spostamenti

"La zona arancione è l’altra arma che può cambiare in meglio la situazione. Stiamo giocando le carte che abbiamo nel migliore dei modi possibili. Ogni settimana presentiamo all’Ausl quattro o cinque scenari diversi, cambiando i numeri, e dai nostri modelli abbiamo osservato che senza questo provvedimento i nuovi contagi sarebbero raddoppiati, arrivando a 800. La settimana scorsa, infatti, eravamo attorno a una media di 400. Nella simulazione in cui è prevista la riduzione degli spostamenti, i nuovi contagi non dovrebbero superare quota 600 da qui a fine marzo".

La condivisione dei dati

In settimana è atteso l’accordo tra Ausl, Comune e Università. "Finora abbiamo ricevuto dati aggregati sui nuovi contagiati, senza conoscere neppure l’età dei positivi. Presto, invece, metteremo a punto modelli predittivi più precisi e anche geografici. Avremo dall’Ausl informazioni di natura clinico-sanitaria e anche anagrafiche, che l’Azienda riceverà dal Comune, così da iniettare nei nostri modelli anche dati sul nucleo familiare e sulla zona di residenza o sul quartiere, con la prospettiva di fare previsioni molto più accurate, geo-referenziate e utili per il tracciamento. Tutto questo grazie alla normativa speciale e all’accordo: la straordinarietà del momento consente, infatti, di superare alcune limitazioni, almeno in via temporanea. Così il tracciamento sarà di ben altra portata e noi riusciremo a produrre una molteplicità di scenari per riuscire a rispondere alle domande che ci vengono rivolte".