"Vendita Kohler, nessun taglio in vista"

La famiglia Kohler ha deciso di separare il settore "Energy" dal resto dell'azienda, vendendolo al fondo d'investimento Platinum Equity. Il management assicura che non ci saranno ridimensionamenti o chiusure dello stabilimento di Reggio Emilia. Il nuovo socio di maggioranza non vuole investire per perdere, ma vede in Kohler un'opportunità di crescita.

I vertici dello stabilimento Kohler di Reggio Emilia si mostrano tranquilli dopo l’annuncio che la maggioranza del settore “Energy” (di cui fanno parte insieme ad altre sette aziende nel mondo) passerà nelle mani del fondo d’investimento Platinum Equity. Vincenzo Perrone, presidente della ex Lombardini (i cui 800 operai costruiscono motori per trattori, mezzi da lavoro e gruppi elettrogeni), e Nino De Giglio, responsabile della comunicazione, spiegano innanzitutto che l’operazione è stata voluta dalla famiglia Kohler per poter concentrare i propri sforzi – e investimenti – sul principale asset di business, cioè i bagni e le cucine (esiste anche una terza divisione che si occupa della gestione di alberghi e campi da golf). Ma "il business va avanti", assicurano Perrone e De Giglio, che giovedì scorso hanno incontrato i sindacati e, due giorni fa, il nuovo amministratore delegato di Kohler Energy, Brian Melka. "Era arrivato il momento giusto per separare le strade", aggiungono i manager, specificando però che "l’acquisizione indicativamente non avverrà prima della seconda metà del 2024 e fino ad allora siamo sempre Kohler".

Rispetto alla principale preoccupazione di lavoratori e sindacati, cioè la tutela dei posti di lavoro, l’azienda sottolinea: "Brian Melka stesso ha detto molto chiaramente che non c’è nessuna intenzione di chiudere o ridimensionare lo stabilimento di Reggio Emilia. Non ci sono agende segrete nell’accordo, tant’è vero che è stato riconfermato il managment a dimostrazione della fiducia in quanto stiamo facendo". Le parti sociali hanno però evidenziato il rischio che il nuovo socio di maggioranza, essendo un fondo d’investimento, potrebbe sostenere la produzione solo entro un certo numero di anni. Per Perrone e De Giglio però "nel perimetro di Platinum ci sono aziende presenti da 12 anni, ma al di là di ciò, non pensiamo che il fondo voglia investire per perdere. Anzi ha visto in noi una ulteriore opportunità per crescere, perché non sta comprando un gruppo da sistemare, ma vede il vento in poppa in questo settore, motori compresi".

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