Villa Celestina, in via Boccaccio 1, bene confiscato a un imprenditore che riciclava denaro per Cosa Nostra
Villa Celestina, in via Boccaccio 1, bene confiscato a un imprenditore che riciclava denaro per Cosa Nostra
Villa Celestina, ai piedi dei colli e a un passo dalle mura della città in via Boccaccio, è uno dei tanti beni confiscati alla mafia e restituito alla cittadinanza. Apparteneva a Giovanni Costa, condannato per il reato di riciclaggio aggravato, a seguito di operazioni finanziarie che – secondo il Tribunale di Bologna – sono state portate a termine anche per conto della famiglia dei Montaldo di Villabate, cioè per Cosa Nostra. Dopo l’arresto di Costa, latitante a Santo Domingo, a dicembre 2013, la Villa è...

Villa Celestina, ai piedi dei colli e a un passo dalle mura della città in via Boccaccio, è uno dei tanti beni confiscati alla mafia e restituito alla cittadinanza. Apparteneva a Giovanni Costa, condannato per il reato di riciclaggio aggravato, a seguito di operazioni finanziarie che – secondo il Tribunale di Bologna – sono state portate a termine anche per conto della famiglia dei Montaldo di Villabate, cioè per Cosa Nostra. Dopo l’arresto di Costa, latitante a Santo Domingo, a dicembre 2013, la Villa è passata al Comune, che ha siglato un patto di collaborazione con Libera per la presa in carico del giardino, in attesa che l’edificio venga ristrutturato: da giugno dello scorso anno alla fine del 2021, è infatti diventato teatro di incontri, dibattiti, proiezioni e concerti.

"È un bene che vive grazie a Libera Bologna – spiega Rita Ghedini, presidente di Legacoop e di Cooperare con Libera Terra, durante la visita a margine dell’assemblea dell’associazione –: abbiamo mobilitato la città coinvolgendo cooperative sociali, edili, agricole per fare lavori materiali e mettere insieme idee o progetti con finalità sociali. L’obiettivo è restituire il bene alla comunità, per migliorare il tessuto connettivo e produrre vantaggi per le persone".

Sul contrasto alla mafia in tempo di pandemia a operare una profonda e attenta riflessione è don Luigi Ciotti, presidente di Libera: "A gennaio la direzione investigativa antimafia lanciava già segnali preoccupanti – sottolinea don Ciotti – rispetto alle fessure dove la mafia si infiltra. Con la pandemia, il quadro si aggrava: i mafiosi operano sotto traccia, in modo silente, facendo leva sulla corruzione. Rivolgono le attenzioni verso il tessuto imprenditoriale, vanno a catturare le aziende in difficoltà, le famiglie in crisi. È una mafia moderna, che sfrutta la sofferenza economica, fa donazioni, offre denaro ai commercianti, vuole stare al passo con i tempi che corrono. E la crisi sanitaria rappresenta per la criminalità un’opportunità: bisogna verificare, controllare e monitorare tutto questo".

"Serve prevenire davvero – aggiunge il prete anti-mafia –: la longa manus può arrivare anche sui 209 miliardi di euro del Recovery Fund destinati all’Italia. Dobbiamo prendere coscienza che è un problema serio ormai da troppo tempo, nonostante l’impegno, la generosità, i segmenti della magistratura e delle forze dell’ordine. La svolta arriva con la cultura, l’educazione, la giustizia, le politiche sociali, il lavoro di chi deve reprimere. E anche con un cambiamento culturale e sociale".

Francesco Moroni