Luca Cavazza
Luca Cavazza

Bologna, 22 settembre 2020 - Respinge le accuse che gli sono rivolte, Luca Cavazza, "non al cento per cento, ma al mille per mille". A parlare per conto di uno degli indagati principali (è uno dei tre ai domiciliari) dell’inchiesta detta di ’Villa Inferno’ è il suo legale, l’avvocato Massimiliano Bacillieri: per Cavazza infatti il gip Letizio Magliaro ha disposto gli arresti domiciliari con divieto di parlare a terze persone. Tranne ovviamente al suo avvocato.

Cavazza, 27 anni, capo ultrà virtussino ed ex politico – alle regionali è stato candidato per la Lega –, ha a proprio carico le accuse di spaccio, pur nella ipotesi della lieve entità, e soprattutto, a pesare come un macigno, quella di induzione alla prostituzione minorile.

Secondo l’accusa, una versione accolta anche dal gip nell’ordinanza in cui dispone la misura cautelare, sarebbe stato, quello di Cavazza, un ruolo di "vero e proprio scouting" di giovani disponibili a fare sesso in cambio di droga. Tra loro, ci sarebbe stata una minorenne, secondo il racconto della diciassettenne che con la propria denuncia ha dato il via alle indagini.

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Ma l’indagato respinge le accuse con decisione: non aveva idea che avesse 17 anni, ha rivelato al proprio avvocato, tant’è che quando l’ha saputo "gli è caduto il mondo addosso". A trarlo in inganno, sostiene, il fatto che la ragazzina frequentasse gente più grande, e, poiché spesso si recava al Paladozza a vedere le partite di basket in autonomia, l’assunzione che avesse la patente. Solo in un secondo momento sarebbe arrivata la scoperta: si spostava con le auto blu. Stando al racconto della giovane, durante una partita della Virtus Cavazza l’avrebbe "convinta" ad andare a "Villa Inferno", luogo in cui "spesso si svolgono incontri per consumare cocaina e fare sesso", per fare insieme una "fattanza", ovvero consumare appunto cocaina. L’indagato però non ci sta: non l’avrebbe convinta, bensì, una sera in cui si trovavano "a Palazzo", sarebbe stata lei a chiedere cosa avrebbero fatto quella sera. Da lì, l’invito. Senza altri fini, dice il ventisettenne, che con la ragazzina aveva "una forte amicizia", alimentata dalla passione comune per il basket. Ma alla festa della famosa "fattanza", la prima volta in cui la ragazza è stata a casa dell’indagato (ora ai domiciliari) Davide Bacci, i due sono andati insieme. E capitava spesso, a Cavazza, di invitare ragazze ai festini? Tramite l’avvocato che intercede per conto suo, lui minimizza: con una vita sociale attiva, si hanno molti amici e anche amiche e se capitava di andare a qualche festa magari si invitavano. Ma non di certo per reclutarle, sottolinea.

E la cocaina, a certe feste, girava. A Villa Inferno c’era chi la portava – questo il quadro delineato dall’indagato –, si consumava insieme, c’era chi offriva. Ma non tutti ne facevano uso, come non tutti facevano sesso.
La diciassettenne però agli inquirenti avrebbe raccontato che "Luca mi utilizzava per accedere a feste in cui si sarebbe consumata coca, per assumerne lui gratis e offrire me per sesso di gruppo". Un’accusa non lieve. Anche questa respinta in toto: sostiene la difesa, i due sono andati solo alla prima festa assieme. A una seconda si sono trovati all’ingresso, ma con amici diversi e su auto distinte. Tra i due, però, un flirt c’è stato. "Un’uscita. Ma poi il rapporto si è interrotto".


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A fare scalpore è stato poi il ruolo di Cavazza, alle scorse regionali candidato per la Lega. E lui di questo "fango" si rammarica particolarmente. Così come di quella che ritiene essere stata una disparità di trattamento, per questo motivo, tra lui – che, sottolinea, non è tesserato per alcun partito – e gli altri indagati. L’augurio finale da parte dell’indagato e del suo avvocato è che questa storia si chiuda al più presto. "Ripongo la mia fiducia nella giustizia", è il commento conclusivo riferito.
Cavazza, difeso anche dall’avvocato Ercole Cavarretta, non ha risposto alle domande del gip all’interrogatorio di garanzia, ed è fissata per lunedì l’udienza in cui il Riesame valuterà l’appello del pm Stefano Dambruoso, che ha chiesto misure più pesanti per sei degli otto indagati.