di Nicola Bianchi La Procura tira dritto sui festini a base di droga e sesso di Villa Inferno e con il coinvolgimento di una minorenne. Perché di fronte a "una gravità indiziaria" come quella in possesso del pm Stefano Dambruoso e dei carabinieri di Bologna Centro, l’ordinanza del gip Letizio Magliaro, ritenuta troppo ’morbida’, "va riformata". L’ha ripetuto il pubblico ministero ieri davanti al Riesame (presidente e relatore Paola Palladino, a latere Manuela Melloni e Mirko Stifano) chiamato a decidere sul suo appello contro le misure volute dal giudice per le indagini preliminari. E le bordate maggiori sono state dirette verso il parrucchiere Fabrizio Cresi (difeso dall’avvocato Donata Malmusi) e l’ex...

di Nicola Bianchi

La Procura tira dritto sui festini a base di droga e sesso di Villa Inferno e con il coinvolgimento di una minorenne. Perché di fronte a "una gravità indiziaria" come quella in possesso del pm Stefano Dambruoso e dei carabinieri di Bologna Centro, l’ordinanza del gip Letizio Magliaro, ritenuta troppo ’morbida’, "va riformata". L’ha ripetuto il pubblico ministero ieri davanti al Riesame (presidente e relatore Paola Palladino, a latere Manuela Melloni e Mirko Stifano) chiamato a decidere sul suo appello contro le misure volute dal giudice per le indagini preliminari. E le bordate maggiori sono state dirette verso il parrucchiere Fabrizio Cresi (difeso dall’avvocato Donata Malmusi) e l’ex candidato della Lega Luca Cavazza (avvocati Massimiliano Bacillieri e Ercole Cavarretta), entrambi ai domiciliari, e per P.R., l’agente immobiliare con l’obbligo di firma: per loro la Procura ha ribadito l’esigenza della custodia cautelare in carcere. Per gli altri indagati (il legale U.M., l’ingegnere M.M. e l’imprenditore F.F., difesi da Bruzzi, Toschi, Bordoni, Leone e Gnudi) la misura meno afflittiva del divieto di dimora dalla Città Metropolitana, "unica – così l’impugnazione – idonea a interrompere il vincolo di solidarietà che lega gli indagati". Nonché "a evitare che gli stessi, avvalendosi delle loro conoscenze nel mondo del traffico di stupefacenti nel territorio felsineo e della loro ingente disponibilità di denaro, reiterino le loro gravi azioni delittuose".

Difesa. Volontà alla quale si sono opposte tutte le difese, alcune – come l’avvocato Giulia Bellipario per P.R., chiamato dall’accusa a rispondere di prostituzione e pornografia minorile – hanno avanzato richiesta di inammissibilità dell’appello per una serie di vizi di forma, in particolare sulla specificità dei motivi e sul fatto che nulla sarebbe stato detto in merito alle esigenze cautelari. Mentre l’avvocato Bordoni ha rimarcato come il Collegio, pur respingendo il riesame di M.M., si fosse già espresso sull’adeguatezza della misura applicata (obbligo di firma). I giudici si sono riservati.

La talpa e le ragazze. Intanto, l’inchiesta prosegue e negli uffici di via Garibaldi, dopo gli indagati, continuano a sfilare testimoni. Ed emergono nuovi dettagli. Come quelli riferiti da una 25enne frequentatrice di Villa Inferno, la casa dell’imprenditore Davide Bacci a Pianoro, dove anche durante le grigliate, c’era sempre un piatto di cocaina in cucina per chi voleva farne uso. Un’altra donna invece ha spiegato di aver sentito che su Villa Inferno "usciranno" altri nomi, in particolare di colui che avrebbe rifornito le "ragazzine" durante i festini. Testimoni che hanno parlato a lungo degli indagati, alcuni dei quali avrebbero avuto "rapporti con la minorenne", dei pusher e dei luoghi (locali del centro) dove rifornirsi "facilmente di bamba". Non solo. Dettagli sono emersi su due video che ritraevano l’allora 17enne, dalla quale è partita l’inchiesta, durante rapporti sessuali con indagati e terzi, video che poi giravano in vari ambienti. Durante i colloqui, un’altra teste, presentandosi spontaneamente agli inquirenti, ha raccontato di una presunta fuga di notizie, parlando di una persona molto vicina alla Procura e descrivendola nell’aspetto, che avrebbe messo in allerta sull’indagine. Anche questo finito sotto i riflettori dell’indagine.

Bacci ai domiciliari. All’udienza di ieri non doveva comparire Bacci (avvocati D’Errico e Voltarella): il gip aveva già disposto il carcere, misura poi trasformata nei domiciliari a casa del padre dal Riesame due settimane fa.