Bologna, 15 aprile 2018 - Bologna va al Vinitaly. Inizia oggi a Verona la 52esima edizione della principale fiera italiana e anche il nostro territorio si mette in vetrina. Il Pignoletto resta la star locale, con un trend in crescita, ma il fermento nelle cantine non finisce qui. Partendo idealmente dalle colline imolesi, il gioiello è l’Albana, fino ai colli bolognesi, dove i produttori stanno valorizzando un altro vitigno caratteristico, la Barbera. Nel mezzo, con alle spalle un anno difficile dal punto di vista climatico e per il conseguente calo di produzione, anche tanta attenzione al bio e la riscoperta dei rifermentati in bottiglia.

Bologna va al Vinitaly e, per quanto riguarda il Consorzio Vini Colli Bolognesi e il Consorzio Pignoletto Emilia Romagna, con una novità. Le due realtà, infatti, si presenteranno insieme, con circa 150 etichette. E se alcune aziende esporranno comunque in un loro spazio in vari padiglioni, la maggior parte rientrerà in un grande percorso guidato.

«Sarà uno stand unico dei due consorzi in cui non ci saranno i singoli produttori – spiega Giacomo Savorini, direttore di entrambi i consorzi –, ma in cui metteremo in degustazione tutti i vini delle nostre denominazioni. È un format particolare, perché chi entra si può fare un’idea del territorio e assaggiare il 95% dei vini sul mercato».

Questo percorso, cui si accede con un piccolo accreditamento, «parte dalla Doc Pignoletto che è alla base della piramide, passando per la Docg Pignoletto Colli bolognesi, fino a terminare con la Doc Colli Bolognesi, con il Bianco e il Rosso Bologna e la Barbera. Un visitatore entra e ha una panoramica su numeri e dati, può assaggiare i vini col personale del consorzio».

Ma quel rapporto personale fra pubblico e produttori che si crea in fiera? «Alcune cantine vanno anche in altri padiglioni – aggiunge Savorini –, ma c’è stata la massima convergenza delle aziende perché capiscono che è un lavoro di consorzio, di territorio, e a Verona ne saranno rappresentate oltre 60. Ci saranno tutti, piccoli e grandi».

Passando alle tendenze, due dati «sono interessanti – prosegue il direttore –. Mentre nella zone della Docg il biologico da anni è in crescita, la novità è che i grandi player della Doc hanno iniziato una linea biologica. Nella Colli bolognesi Docg, poi, c’è il ritorno ai rifermentati in bottiglia, quindi a un metodo ancestrale, con ottimi risultati. E questo nonostante un’annata climaticamente difficilissima. Per quanto riguarda la Docg la produzione è calata del 35%, nella Doc dell’8%».

Tra gli obiettivi dei consorzi, ora, c’è quello di incrementare la produzione di spumante nella Doc, mentre nella zona dei Colli «abbiamo deciso di puntare su Bianco e Rosso Bologna – conclude Savorini –, perché identificano una città, e sulla Barbera perché è storica di questa zona e qualitativamente eccezionale. Poi continueremo l’attività promozionale, soprattutto in un’ottica estera: l’Inghilterra è il nostro mercato più in crescita, ma non è esclusa anche una promozione fuori dall’Europa».