Bologna, 27 novembre 2015 - Avrebbe costretto per più di due anni un uomo ad avere rapporti sessuali con lei, minacciandolo che, se si fosse sottratto al ‘suo dovere’, l’avrebbe lasciato senza soldi e senza i costosi regali di cui lo ricopriva. È un processo dai risvolti insoliti quello in corso in Tribunale a Bologna. Nel ruolo dell’imputata, alla sbarra per violenza sessuale, c’è infatti la donna, 53 anni, bolognese, molto facoltosa e di nobile casata, piglio autoritario che non ammette repliche, una cascata di capelli corvini a suggellare il fisico strabordante. Una cougar, nel linguaggio moderno.

Nel ruolo della parte lesa invece c’è l’uomo, 50 anni, romano, personal trainer abbronzato e prestante, ma sconsolatamente squattrinato. Si incontrano nell’estate del 2010 in un locale a Rimini e scocca la scintilla. Almeno per lei. La relazione dura due anni, fra alti e bassi. Da una parte c’è la bella vita: vacanze continue in posti bellissimi (Saint Tropez, Capri, Thailandia, Dubai, Taormina, Sharm), regali da sogno come una fiammante Bmw o un Rolex, cene in ristoranti di lusso e nottate nei locali. Dall’altra ci sono le minacce, le angherie e le violenze. Lei lo tratta come uno zerbino, lo copre di insulti e, soprattutto, lo ricatta sessualmente: «Io ti faccio lavorare, ti pago e ti faccio i regali, ma tu devi fare il tuo dovere di uomo».

E così lui, sperando che lei, proprietaria di numerosi appartamenti, lo faccia lavorare come agente immobiliare, cede al ricatto. Secondo il pm Laura Sola, titolare dell’inchiesta aperta dopo la denuncia dell’uomo nel 2012, la donna, «procurando uno stato di soggezione psicologica» nell’aitante compagno, lo costringe ad avere rapporti sessuali per ben due anni. Una violenza bella e buona, dunque. Non solo. L’imputata risponde anche di minacce, ingiurie e percosse. E non è ancora finita: in un altro processo è accusata di averlo speronato in auto sul ciglio di un dirupo, in preda all’ira.

In un terzo processo, invece, è lui ad essere alla sbarra con l’accusa di stalking perché la donna, che ovviamente nega le accuse, sostiene di essere stata perseguitata dopo la fine della storia. «Mi ha usato come oggetto sessuale», si è sfogato lui ieri in aula. Alla prossima udienza toccherà alla cougar parlare. Se ne vedranno delle belle.