La neonatologa Rosina Alessandroni è la prima da destra
La neonatologa Rosina Alessandroni è la prima da destra

Bologna, 26 aprile 2019 - Il grande cuore dei bolognesi questa volta si è spinto lontano, in Romania, per portare scarpe, piumini, coperte, macinato, mortadella, cioccolato e tante altre cose a 150 bambini in difficoltà, che non possono più vivere con le loro famiglie per problemi economici o sociali, e sono ospitati dalle suore. Periodicamente, da anni, un gruppo di volontari vola in Transilvania, a Odorhei, per mettersi al lavoro nella Casa San Giuseppe. E tra un viaggio e l’altro scatta il tam tam per riempire gli scatoloni da spedire.

«I miei colleghi della neonatologia del Sant’Orsola sanno che a settembre, durante le ferie, tornerò in Romania – spiega la pediatra Rosina Alessandroni – e la raccolta è già iniziata con gli scambi di messaggi. Ci sono anche i giovani specializzandi che mi danno una mano e le volontarie dell’associazione ‘Il cucciolo’. Servono soprattutto scarpe perché lì sono carissime. Certo, quando sono sul posto visito i bambini, sono accolti dalle suore dai 3 anni in su, ma il problema principale è la denutrizione all’ingresso nella casa, non le malattie. Ho visto bimbi magrissimi e tristi che dopo un anno avevano fatto uno scatto di crescita importante, anche di 10 centimetri».

Le giornate trascorrono velocissime: c’è chi cucina, chi si occupa dei giochi e chi mette in ordine la dispensa con i prodotti arrivati da Bologna. «Tra di noi – ammette la specialista – la persona più richiesta è una parrucchiera, ora è in pensione, ma quando è a Odorhei non si ferma un minuto: tutti vogliono tagliarsi i capelli».

La neonatologa è grata a tanti amici e conoscenti. «La carità si esprime in mille modi – sottolinea Alessandroni – una volta una mia amica ha preparato 30 chili di ragù, mentre il mio dentista mi ha regalato uno scatolone pieno di dentifrici».

Nel grande edificio, gestito dalle suore della Congregazione del Cuore Immacolato con sede a Bucarest, i bambini crescono e vanno a scuola e restano fino alla maggiore età. Il gruppo dei volontari – il loro numero varia dai dieci ai venti – è coordinato, per l’organizzazione del viaggio, da Elena Manfroni.

«Noi andiamo in aereo a Cluj-Napoca, poi suor Emilia, responsabile di Casa San Giuseppe, ci manda un pulmino per arrivare da loro, è un percorso di quattro ore. Intanto, arrivano da Bologna, dopo un viaggio di 1.800 chilometri, i due furgoni della cooperativa Ncv di Anzola, con il carico che abbiamo raccolto. Ci sono le decine di chili di macinato della macelleria Zivieri, la mortadella dell’azienda Felsineo, la cioccolata delle uova di Pasqua in più, che in tante famiglie non vengono aperte: è tutto sottovuoto, in modo che le suore possano avere le provviste per i mesi invernali che lì sono durissimi, con temperature anche di 20 gradi sotto zero».

Tuttavia, per mantenere 150 ragazzini, c’è sempre bisogno di qualcosa. «Durante la nostra permanenza in Romania – aggiunge Elena – utilizziamo i soldi raccolti dalla Fondazione Irma Romagnoli per acquistare detersivi, saponi e quello che serve». E quando si torna sotto le Due Torri è già tempo di pensare alle necessità del prossimo viaggio.