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West Nile Bologna, boom di accessi ai pronto soccorso

Congestione e tempi di attesa più lunghi, situazione critica al Sant’Orsola. Preoccupazione tra gli utenti per la diffusione della Febbre del Nilo

di DONATELLA BARBETTA
Ultimo aggiornamento il 8 settembre 2018 alle 17:27

Bologna, 8 settembre 2018 – Scoppiano i Pronto soccorso della città e della provincia. La situazione più critica si registra al Sant’Orsola, dove l’andamento delle presenze dei pazienti ha avuto un boom nei primi sei giorni di settembre: la media giornaliera degli accessi è salita a 212 contro i 188 registrati nello stesso periodo dell’anno precedente. Il personale è sotto pressione, mentre le attese per le visite si allungano. Situazione simile al Maggiore, con un incremento dell’8,5% e un 11% nell’ospedale di Budrio. E questa settimana si inserisce in un trend in ascesa. Da gennaio ad agosto, infatti, il Policlinico ha toccato +5% – riducendo le attese dei codici gialli e verdi del 13% – e il Maggiore è arrivato a +4,9%, sempre sul 2018.

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«Il sistema sanitario dell’emergenza-urgenza è in grave difficoltà – attacca Marisa Faraca, presidente Cisl medici regionale – perché siamo in una cronica carenza di medici specialisti. L’Intersindacale medica da tempo partecipa a incontri in Regione sulla criticità dell’emergenza e sappiamo che le Aziende stanno predisponendo il piano triennale del personale. L’ultimo incontro risale al 20 luglio, ora attendiamo che la Regione ci convochi». Per Geminiano Bandiera, presidente regionale di Simeu (Società emergenza urgenza), «il rientro massiccio dalle ferie può avere portato le persone a cercare risposte urgenti, ma ci sono anche problemi cronici dei posti letto e la carenza di organico dei medici».

«Dobbiamo pensare a una variazione epidemiologica: faremo un’analisi – ragiona Mario Cavazza, direttore del Pronto soccorso e della Medicina d’urgenza del Sant’Orsola – per capire da dove nasce questa impennata. Stiamo vedendo sempre più anziani bisognosi di assistenza, anche per gli sbalzi termici, e malati cronici gravi, tra cui anche giovani: quando stanno male hanno bisogno di riferimenti e arrivano da noi. Ci sono anche tanti pazienti oncologici. Per aiutare l’emergenza bisognerebbe migliorare ulteriormente l’offerta del territorio, per consentire che il paziente venga visto nel posto giusto, ridurre i tempi del laboratorio, favorire le consulenze, dare supporto al personale. Insomma, una risposta multifattoriale». Sul boom potrebbe avere influito anche il timore per la diffusione dell’infezione da West Nile. «Ci sono stati utenti con febbre alta, mal di testa e dolore alle ossa, ma in alcuni casi si trattava di polmoniti».

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