Bologna, 28 luglio 2019 – Il cohousing come la Corazzata Potemkin. Un capolavoro per alcuni. Una «ca..ta pazzesca», per altri. O meglio, per i sostenitori dell’Xm24 (video). Che, facendo propria l’esternazione del ragionier Ugo Fantozzi, hanno ricoperto con la scritta – a lettere cubitali – tutta la parete del centro sociale che dà su via Fioravanti. E poi, secchi di vernice e pennelli alla mano, si sono dedicati al muro di fronte alla rotonda (foto).

Quello che un tempo aveva ospitato il murales di Blu e dove, fino a ieri mattina, campeggiava il graffito di Aladin. Adesso ci sono dei quadrati di pittura. Alcuni occupati da scritte, un po’ contro Pd e Lega, un po’ contro il cohousing. Il perché di questa ‘tinteggiatura’, che ha tenuto impegnati una ventina di attivisti a volto (e tatuaggi) coperti, è presto detto: «Non consegneremo al Comune un monumento svuotato dal suo contenuto politico e di lotta. Non ci saranno turisti e passanti che si faranno selfie di fronte al fascio spezzato, ai partigiani dipinti, al ritratto del nostro compagno Francesco Lorusso, e al cane, al topo e al piccione di Xm24», motivano l’azione dal centro sociale, in aria di sgombero ormai da un mesetto.

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L’intervento è mosso proprio dal vincolo apposto dalla Soprintendenza non solo ai muri dello stabile (di interesse storico, perché esempio di archeologia industriale) ma pure a tutto quello che ci si trova sopra. Ossia i murales. Ma gli attivisti, consapevoli di dover lasciare presto l’immobile, hanno deciso di portarsi via ogni traccia artistica della loro tormentata esperienza nell’ex mercato ortofrutticolo.

E via allora, di spatola e pennellessa. L’intervento ovviamente produrrà delle conseguenze anche penali: probabilmente denunce per danneggiamento e imbrattamento aggravato. La Digos ieri ha monitorato il lavoro degli ‘imbianchini’. E nei prossimi giorni si muoverà, visionando foto e video. Dopotutto, bandane a parte, i frequentatori del controverso centro sociale di via Fioravanti sono ben conosciuti al terzo piano di piazza Galilei: facce note già dal 2006, quando per la prima volta, tra le pagine della cronaca (e non più solo della cultura) iniziavano a fare capolino le iniziative antagoniste legate alle realtà che convivono nell’ex mercato. Lo stabile era stato concesso in gestione nel 2002, sotto la giunta Guazzaloca, al collettivo fino ad allora ospitato in via Ranzani. Dopo pochi anni di relativa serena convivenza, la situazione era però degenerata a causa delle frequentazioni del centro sociale e alle feste fino all’alba che vi sono ospitate (l’ultima meno di una settimana fa).

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Punkabbestia, spacciatori, anarchici: un’umanità varia che, con la cultura, niente ha a che vedere. Il primo momento di rottura vero dell’Xm24 con la Bolognina è però legato a una tragedia: la morte di un ambulante di 67 anni, Stefano Padovano, il 27 settembre 2010. L’uomo, dopo essere stato aggredito da tre frequentatori del centro sociale per futili motivi, era stato colto da un malore fatale. Quella morte aveva segnato la fine della tolleranza da parte dei residenti. Sono passati nove anni. Nove anni di polemiche, fiaccolate, notti insonni e sveglie tra bottiglie rotte e urina. Ma il nodo Xm24 ancora non si è sciolto.