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BENEDETTA CUCCI
Cultura e spettacoli

Archiginnasio Bologna, una storia in 6mila stemmi

Il ricchissimo sistema araldico al centro del la puntata di oggi del podcast Un affresco cittadino che tocca anche Napoleone e l’Accademia Clementina

Una delle facciate ricche di stemmi
Una delle facciate ricche di stemmi

Bologna, 30 marzo 2023 – C’è un palazzo di Bologna, uno dei più belli e storicamente preziosi, dove si ammira un tesoro. È l’Archiginnasio in piazza Galvani 1, dove gli studenti dell’Alma vanno a studiare e i turisti vanno a guardare.

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E cosa osservano con incanto? I 6mila stemmi che ricoprono muri e soffitti di quello che fu dal 1563 e per 240 anni, il luogo unitario dove svolgere gli insegnamenti universitari relativi alle diverse discipline, prima di allora dispersi tra sedi e luoghi diversi. Fu voluto da papa Pio IV per mezzo del cardinale legato Carlo Borromeo e del suo vice Pier Donato Cesi ed eretto seguendo il progetto dell’architetto Antonio Morandi detto il Terribilia.

Una storia bellissima d’arte e società, quella del maggior complesso araldico murale esistente, che viene narrata oggi nel podcast Il Resto di Bologna, ascoltabile sul nostro sito e su spotify. Una storia che poteva anche non esistere più oggi, se durante l’invasione dei francesi guidati da Napoleone Bonaparte, le cose fossero andate male. Perché quando le truppe arrivarono a Bologna, fu la corsa alla soppressione delle opere religiose. Alla confisca del patrimonio artistico che in parte fu portato in Francia. Siamo nel 1796 quando inizia tutto questo, con le rivolte in città e poi nel 1797 un decreto del Senato ordina ai nobili di abbattere gli stemmi gentilizi e abolisce le livree, ma poi il 2 giugno, con la nuova Repubblica Cispadana, è proprio il Senato ad essere soppresso. Solo l’intervento dell’Accademia Clementina (oggi Accademia di Belle Arti) salva gli stemmi dell’Archiginnasio con un racconto che gli iconoclasti francesi si ’bevono’.

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Ed ecco che oggi si può raccontare dei Giuristi e degli Artisti che entravano da scale differenti (le due che ci sono dopo l’ingresso al civico 1, a sinistra e destra), degli stemmi cui avevano diritto, della bellezza delle pitture dai colori favolosi, del primo studente americano iscritto all’Alma Mater, dei Syndici che venivano scelti per assistere alla pubblica funzione di anatomia e dei 23 stemmi raffiguranti un unicorno. Che spettacolo.