Per visitare la mostra di Palazzo Belloni c’è tempo fino al 12 aprile 2020
Per visitare la mostra di Palazzo Belloni c’è tempo fino al 12 aprile 2020

Bologna - «Ci siamo posti due sfide – racconta Gian Paolo Brusini, curatore con Giovanni De Luna e Lucio Salvini della mostra «Noi... non erano solo canzonette»  a palazzo Belloni - la prima è stata quella di superare lo stigma che è nella parola stessa di ‘canzonette’ e restituirle una rilevanza culturale; poi abbiamo voluto dare un significato alla parola mostra e ci siamo chiesti come far vedere la musica... La sintesi tra i due punti arriva dal fortissimo legame che esiste fra il circuito della memoria e il suono, un po’ come succede con la madeleinette di Proust; lì è il dolce che risveglia un ricordo, qui la musica». E aggiunge: «L’abbiamo voluto fare però relativamente al titolo della mostra che è ‘Noi’, perché le musiche sono quelle che loro, i cantautori, scrivevano ma che noi ascoltavamo e il flusso della mostra è sempre mirato su noi. Si racconta cosa siamo stati in 25 anni di storia».

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A sostenere questa riflessione che ci introduce alle undici sale dall’intrigante allestimento pop (realizzato con la designer Francesca Seminatore) è arrivato un ricco parterre guidato dall’assessore alla Cultura di Bologna Matteo Lepore e da Daniele Vimini, vicesindaco e assessore alla Bellezza di Pesaro (prossima tappa della mostra) e da chi ci restituisce la fotografia emozionante dell’epoca sondata, 25 anni dal 1958 al 1982, in cui Lucio Salvini, storico discografico prima alla Ricordi e poi in Fonit Cetra, fu una figura illuminata, tanto che una foto che lo ritrae con Mia Martini, è visibile in mostra.

«È stato difficile scegliere le canzoni per l’allestimento – spiega – ma l’ho fatto dando spazio anche alla musica della città ospitante, in questo caso Bologna, dove è successo di tutto, partendo dai primi ragazzi che giravano coi capelli lunghi e che poi avrebbero ispirato tutta Italia».

La porta d’ingresso per questo viaggio sonoro è la foto di Domenico Modugno a Sanremo con le braccia aperte nel 1958, quando cantò «Volare», il cui incipit «Penso che un sogno così non ritorni mai più», funge da leitmotiv concettuale del percorso. Spiega spiega lo storico Giovanni De Luna: «La gestualità prorompente, la voce spiegata, la musica trascinante, ci restituiscono oggi l’icona più efficace del boom economico».

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Ed è poi Mario Lavezzi, uno dei testimonial di «Noi», e anche protagonista dell’era d’oro della canzone, a regalare una riflessione chiave: «Gli anni Sessanta furono un momento di illuminismo perché furono propulsivi di una creatività inimmaginabile».

La mostra (che vedrà un ricco programma di incontri al Teatro Duse condotti da Massimo Bernardini) è patrocinata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dall’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia Romagna, dalle regioni Emilia-Romagna e Marche, vede anche la partecipazione di Fabri Fibra, Vittorio Nocenzi, Giorgio Olmoti e Omar Pedrini, garanti del rigore storico/ scientifico e ha in Quotidiano Nazionale il media partner. Ma brilla anche grazie a una cordata di partner quali Camera Di Commercio Delle Marche, Bologna Welcome, Ascom, Manutencoop Rekeep, Coop Alleanza 3.0, Bper, Centergross, CAR Alfa, Illumia, Ciicai, Co.Ta.Bo e Selenella.