Gianpaolo Brusini
Gianpaolo Brusini

Bologna - «È una mostra che parla a tutti, che usa la canzone per includere, per far sentire le persone parte di una stessa dimensione. Perché le canzoni solcano le barriere, hanno una capacità evocativa che nessun altro linguaggio artistico possiede, ci uniscono» Così Gianpaolo Brusini, curatore con Giovanni De Luna e Lucio Salvini, dell’esposizione di Palazzo Belloni, presenta la mostra.

Perché una mostra sulle canzoni che hanno fatto la storia dell’Italia del dopoguerra?

«Perché ‘Noi’ è una esperienza collettiva, una forma di memoria condivisa che dimostra davvero che ‘non erano solo canzonette’, per citare il sottotitolo dell’appuntamento bolognese».

Qual è il ruolo delle Due Torri in questa esposizione?

«Bologna è centrale per la mostra: non a caso è Città della Musica Unesco. L’abbiamo raccontata soprattutto attraverso il ruolo essenziale che ha avuto Lucio Dalla nel far nascere la scuola cittadina della canzone d’autore».

Ma Bologna non è solo grandi cantautori, in quegli anni...

«Infatti la seconda fase che abbiamo voluto presentare è quella più recente dell’arrivo della ribellione del punk che, qui, si tinge, passando per il Movimento del 77, di colori politici, di forte protesta, che la rendono originale rispetto al modello anglosassone. E poi arrivano gli Skiantos di Roberto ‘Freak’ Antoni e il punk diventa una forma di espressione sofisticata, colta, diventa il rock demenziale».

In attesa, promette Brusini, di ‘NOI 2’ che dal 1982 arriverà a oggi.