Oksana Lyniv, ucraina di 43 anni, è la nuova direttrice musicale del Teatro Comunale
Oksana Lyniv, ucraina di 43 anni, è la nuova direttrice musicale del Teatro Comunale
Bologna, 3 novembre 2021 - Per Oksana Lyniv il 2021 è stato un anno di record. Prima donna a dirigere al Festival di Bayreuth e prima direttrice musIcale di una fondazione lirico-sinfonica in Italia, il nostro Teatro Comunale. Come ci si sente a infrangere tanti muri? "Spesso – mette in chiaro lei – sembra che si stia lì a pianificare come una strategia di marketing quale sarà il prossimo obiettivo. Non è così. Non mi sento in una competizione, ho sempre e solo voluto fare musica. Sono arrivata a un momento della carriera in cui arrivano inviti da parte di teatri e orchestre molto rinomati: la cosa mi rallegra, perché posso spaziare nel grande repertorio. Ma non sto lì a pensare di infrangere dei muri". Oksana Lyniv, chi è la nuova direttrice del Teatro Comunale di Bologna Si farà chiamare direttrice o direttore? I termini sono davvero così importanti? "Il ruolo di direttore o direttrice non esisteva inizialmente, si è sviluppato nel tempo con la pratica musicale. Non è compito mio cambiare i termini o partecipare a questioni linguistiche, ma contribuire nella pratica affinché questa professione non sia più una questione di gender . Nel momento in cui ci saremo abituati a vedere sempre più direttrici sul podio, nessuno ci penserà più. Per lo stesso motivo non mi sento in...

Bologna, 3 novembre 2021 - Per Oksana Lyniv il 2021 è stato un anno di record. Prima donna a dirigere al Festival di Bayreuth e prima direttrice musIcale di una fondazione lirico-sinfonica in Italia, il nostro Teatro Comunale. Come ci si sente a infrangere tanti muri? "Spesso – mette in chiaro lei – sembra che si stia lì a pianificare come una strategia di marketing quale sarà il prossimo obiettivo. Non è così. Non mi sento in una competizione, ho sempre e solo voluto fare musica. Sono arrivata a un momento della carriera in cui arrivano inviti da parte di teatri e orchestre molto rinomati: la cosa mi rallegra, perché posso spaziare nel grande repertorio. Ma non sto lì a pensare di infrangere dei muri".

Oksana Lyniv, chi è la nuova direttrice del Teatro Comunale di Bologna

Si farà chiamare direttrice o direttore? I termini sono davvero così importanti?
"Il ruolo di direttore o direttrice non esisteva inizialmente, si è sviluppato nel tempo con la pratica musicale. Non è compito mio cambiare i termini o partecipare a questioni linguistiche, ma contribuire nella pratica affinché questa professione non sia più una questione di gender . Nel momento in cui ci saremo abituati a vedere sempre più direttrici sul podio, nessuno ci penserà più. Per lo stesso motivo non mi sento in concorrenza con gli uomini".
Come ha trovato un proprio stile, fra tanti modelli maschili di riferimento?
"Il mio stile non l’ho trovato dagli uomini, ma dalla musica e dalla mia personalità. Per me è importante essere di esempio per le giovani direttrici. Nelle mie ultime masterclass all’Opera di Odessa il numero delle partecipanti non era inferiore a quello dei partecipanti e le donne non avevano meno talento degli uomini. Al contrario, ho notato nelle donne una maggiore flessibilità e curiosità a cambiare il proprio punto di vista o il modo di lavorare. Gli uomini sono più rigidi, restano fermi nelle loro convinzioni, anche se sbagliate. Ho trovato invece che le donne fossero più pronte a provare qualcosa di nuovo, più curiose e flessibili. Mi fa piacere contribuire affinché le donne vengano incoraggiate a intraprendere questa professione il prima possibile, perché solo lì sta la questione, e cioè nella precocità. Se le donne venissero sostenute dalle loro famiglie e si dedicassero a questa attività quando sono ancora molto giovani, avrebbero anche loro più possibilità di sviluppare il proprio talento".
A Bologna è venuta due volte in primavera: disse di essere rimasta sorpresa dall’Orchestra del Comunale, perché non le capitava spesso di capirsi così bene a sguardi, a parole.
"Sono rimasta colpita dal suono dell’orchestra e dalla facilità di comunicare con loro anche solo con gli sguardi, cosa importantissima quando si ha poco tempo per provare".
Cos’altro la affascina della nostra città?
"Non ho ancora visto molto. A marzo eravamo in lockdown, la città era vuota e avvolta nel silenzio. In questa desolazione, camminando sotto i portici ho potuto sentire con più intensità la forza della sua storia secolare. A maggio ho fatto una passeggiata, ma avendo poco tempo ho visitato tutto dall’esterno: l’Università e il quartiere attorno, la Basilica di Santo Stefano, le case di Rossini e Donizetti".
Nel 2022 sarà impegnata con due opere e tre concerti sinfonici. Quali obiettivi si è posta nel suo nuovo ruolo?
"Vorrei lavorare intensamente al repertorio operistico e sinfonico, soprattutto tedesco e slavo. Sono affascinata da compositori come Bruckner, Strauss, Mahler, Dvořák, Čajkovskij e Janáček, ma mi piacciono anche Puccini e il Verismo. E Wagner. Mi interessa il repertorio in linea con la tradizione operistica bolognese. L’orchestra è di alto livello e piena di carattere, ha un suono caldo. Ora potremo approfondire e non lavorare solo alle linee espressive ma anche alla trasparenza, alla chiarezza, alla cristallizzazione di un suono ancora più efficace".
Si esibisce sempre con una fascia colorata, un tocco di femminilità in base al repertorio. A Bologna debutterà con Wagner. Che colore sceglierà?
"Molto pobabilmente sarà blu scuro come a Bayreuth. Per il suono di Wagner il blu scuro mi sembra il colore giusto, blu come il cielo notturno".
La sua è una famiglia di musicisti e lei è salita la prima volta sul podio a soli 16 anni. Sono stati tanti i sacrifici?
"Mi chiedo spesso perché ho scelto questo lavoro e la risposta che do a me stessa è che quando faccio musica sento di toccare qualcosa che appartiene all’eternità. È come se per qualche istante potessi uscire dal mio io, dall’essere uomo o donna, dal qui e l’adesso. Il contenuto della musica è così forte, così profondo, da riuscire a portarmi in un’altra sfera. Inoltre, ho sempre sentito che la professione del musicista richiede grande serietà e responsabilità e bisogna concepire la propria vita privata intorno agli impegni. Non puoi scegliere dove vivere, ma devi andare dove ti porta il lavoro. Non appartieni più a te stesso, ma devi andare dove risiede la tua orchestra. Spesso si è costretti a cambiare casa e non riesci a costruirti una cerchia di amici, la vita sociale viene sacrificata e tutti i propri affetti devono adattarsi a questa vita".
Lei ascolta anche altri tipi di musica nella vita privata?
"Non ascolto altri generi, però ho una collezione di cd di musica etnica, acustica e non pop. Mi piace ascoltare la musica dei Paesi in cui non sono mai stata".
Con la sua attività è una vera cittadina europea. Cosa si porta dietro della sua Brod y, che diede i natali a Joseph Roth?
"La drammatica storia della mia città è quella di tante altre dell’Europa dell’Est del XX secolo e mi piace presentarmi come ’un nuovo volto’ del mio paese. A Gineva e Roma mi hanno chiesto un’opinione sulla Crimea, sui territori annessi: diversi miei progetti hanno anche uno sfondo politico e cioè raccontare la situazione ucraina, di cui non si sa quasi nulla. Sento di essere una voce importante per il mio Paese, per far conoscere al mondo i valori della libertà e della democrazia, anche grazie alla notorietà che stanno acquistando alcuni progetti che ho fondato come il Festival LvivMozArt a Leopoli e l’Orchestra giovanile. Per molti europei dell’Ovest, dopo 70 anni di Unione Sovietica, è come se ci fosse ancora un muro. Ecco questo è un muro che mi piacerebbe davvero abbattere. Recentemente ho portato una delegazione a Odessa da Berlino ed erano quasi scioccati dalla bellezza del teatro e dalla bontà della nostra cucina. Grazie a me stanno nascendo delle relazioni importanti tra Ovest ed Est".