Uno degli scatti

Bologna, 11 maggio 2018 - I corpetti ortopedici indossati dalle giovani pazienti li immaginiamo addosso alle mannequin di Jean Paul Gaultier, arma di seduzione sulle passerelle di Vivienne Westwood, installazione corporea di Vanessa Beecroft o, ritratti senza pazienti, ready made alla Duchamp. I corpi, le schiene, le mani, i piedi di donne, uomini, ragazze e bambini, impressi con fotografie nel corso del trattamento o in vista di una diagnosi, posseggono quella luce e quell’estetica cui ci siamo appassionati guardandoThe Knick e la serialità medica d’inizio Novecento.

C’è un mondo di suggestioni irresistibili, rigore scientifico e valore artistico, tra le lastre a lungo custodite e dimenticate nell’Archivio Storico dell’Istituto Ortopedico Rizzoli, che fin dalla sua fondazione nel 1896 fu dotato di un laboratorio fotografico per la realizzazione di scatti professionali. Poi un giorno, lassù fuori porta San Mamolo, è arrivata Rebecca Russo, presidente della fondazione Videoinsight® che ha come mission l’integrazione tra arte e scienza. Lei, collezionista di pittura, scultura, fotografia e videoarte ha varcato la soglia dell’archivio, inesplorato dagli anni Sessanta del secolo scorso, e ha trovato migliaia di foto su lastra di vetro, rimanendo emotivamente folgorata.

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Il 17 maggio alle 18, nell’Ala Monumentale dell’Istituto, nel Chiostro Ottagonale affrescato dai Carracci e nella Sala Viseur, verrà inaugurata Sublime, mostra fotografica curata e donata da Videoinsight®, che Mario Cavalli (direttore generale) e Maria Paola Landini (direttore scientifico) hanno appoggiato fin dall’inizio.

Signora Russo, cos’ ha sprigionato in lei tanta carica emotiva?
"Sono entrata nell’archivio mossa da ispirazione, sapevo che esisteva e che era chiuso, mi sono imbattuta in migliaia di foto su lastra di vetro, negativi imbustati e organizzati in scatole datate cronologicamente. Ho cominciato ad aprire le buste e mi son resa conto del valore, anche se tutto è poi successo quando ho illuminato i negativi... mi sono sentita catturata dalla qualità, dalla storia, da immagini antiche ma assolutamente contemporanee nell’estetica futuristica... questo aspetto del tempo mi ha commossa, ho sentito le vertigini e la vicinanza col sublime”.

L’aspetto medico quanto è parte di questo fascino?
“l valore medico è altissimo. I corpi umani, le schiene, le mani e al contempo l’eleganza del portamento, l’imperfezione che rasenta l’arte. Ogni dettaglio impresso sui negativi che documentano i pazienti in differenti fasi evolutive, nelle loro patologie, nel loro decorso clinico e trattamento terapeutico, sorte come riproduzioni del reale prive d’intenzionalità artistica, ri-fotografate nel presente risultano al primo sguardo opere d’arte contemporanea non premeditate”

Che intervento fotografico ha pensato sulle lastre?
“Col fotografo siamo andati nell’archivio per ri-fotografare le lastre e avere file stampabili. In mostra ci saranno immagini nella doppia veste, circa 120 e sul catalogo 200”.

Qual è stato il primo riferimento artistico che le è arrivato?
“Le foto non hanno nulla da invidiare a Mapplethorpe o Beecroft ma anche al Bernini e al Canova, per quella dignità, quel mistero, quell’impatto fortissimo”.

Info: l’esposizione sarà visitabile fino al 30 luglio dalle 9 alle 19 dal lunedì al venerdì (ingresso libero)