Concetto Pozzati, pittore e  artista, già assessore alla cultura e docente in Accademia (Schicchi)
Concetto Pozzati, pittore e artista, già assessore alla cultura e docente in Accademia (Schicchi)

Bologna, 22 novembre 2018 - Jacopo Pozzati, imprenditore, artista, figlio d’arte anche nel basket: chi era suo padre? Chi era il suo Concetto Pozzati?

«Chi erano i Pozzati?, mi viene da rispondere. Nostra madre Roberta (Jacopo è fratello di Maura, docente e critico d’arte, ndr) passa sempre in secondo piano, ma lei era una parte importante, era lì dietro le quinte che contava. Se penso a mio padre Concetto, comunque, penso al papà artista, concentrato sul suo lavoro, egocentrico in modo smisurato: io stesso, forse, ho preso tanto da lui».

E poi c’era il Concetto Pozzati papà. Quello intimo.

«Come tutti noi Pozzati, lui non era espansivo. Noi siamo doppi e diversi, abbiamo bisogno di un clamore silenzioso per emergere. Quindi nel nostro rapporto non c’erano abbracci e baci, ma un rispetto e un amore pazzesco. Nella mia vita sono venute fuori più le cose non dette di quelle dette; da quando ho capito di non essere più figlio, visto che ho perso mio padre dopo mia madre, ogni giorno le parole non dette mi permettono di lottare con forza per renderli orgogliosi».

Qual è invece l’eredità dell’artista Concetto Pozzati?

«L’1 dicembre avrebbe compiuto 83 anni. Ecco perché con mia sorella, anzi soprattutto da lei, è nato un ‘Pozzati day’. Questo vogliamo raccontare. Sarà una giornata divisa in tre parti: la donazione di un fondo librario al MAMbo, una mostra personale antologica alla galleria de’ Foscherari con anche materiale inedito, un omaggio in Accademia con i suoi studenti più illustri. Diverse aziende e istituzioni ci sono state vicine: ora tocca ai bolognesi. Spero ci sia, dopo il lascito dell’1 dicembre, un’era pre e post Pozzati così come, a Bologna, c’è stata un’era pre e post Morandi».

Suo padre, che è stato anche assessore alla Cultura con Walter Vitali, era legatissimo a Bologna.

«Bologna la ami, ma ti frega sempre. Ti tiene lì e non ti permette di sconfinare: avrà tanti difetti, ma molti pregi, quindi ci stai bene e non diventi internazionale. A differenza di Morandi, poi, mio padre aveva il piacere dell’insegnamento. E questo è forse il suo più grande lascito culturale».

Che insegnante è stato?

«La sua era un’aula dove lui non dirigeva, ma soprattutto ascoltava. E imparava. Era convivio, accademia, quello che adesso chiameremmo factory o working space. Era quasi come se lui traesse insegnamento dai suoi studenti».

Un tratto molto americano.

«Gli sarebbe piaciuto sentirlo dire. Dalla pop art al periodo informale fino agli ultimi cicli, dov’è tornato quasi alle origini, mio padre ha dimostrato di essere un grandissimo pittore e artista. Forse ha avuto il difetto tragico di produrre troppo. La longevità e la produttività di un artista sono un problema non da poco. Di lui ricordiamo le quattro Biennali. E’ come vincere 4 Champions League. E, difatti, la pop art in Italia è nata grazie a lui. Sono quelli i suoi quadri più belli e più famosi, come le ‘Pere’».

Come mai la scelta di donare i volumi a MAMbo?

«Era doverosa. Mio padre amava i suoi compleanni, ed è una cosa che ho capito un po’ tardi. Gli sarebbe piaciuta una festa lì dove aveva già festeggiato gli 80 anni e in un luogo che, da assessore, aveva di fatto ideato. Ci siamo trovati con un’enorme libreria di oltre 4mila volumi tra scritti, saggi e cataloghi d’artista. Io e mia sorella Maura abbiamo pensato che sarebbe stato giusto donarla: si è fatto quasi avanti il MAMbo prima di noi. È bello che il fondo sarà affiancato alla Biblioteca Morandi, liberamente consultabile da chiunque. Ringraziamo i privati che hanno permesso l’operazione: spero che l’1 dicembre non sia solo l’occasione per un post su Instagram, ma una vera sfida per Bologna e per la sua vita artistica».

Resta da raccontare l’omaggio in Accademia. Come sarà strutturato?

«Mio padre era anche un grande oratore e scrittore: ha prodotto molti testi e saggi, le sue lezioni erano frequentatissime anche da chi non era iscritto all’Accademia di Belle Arti. Ecco perché ci saranno tanti suoi ex studenti e personaggi noti, da Vittorio Boarini a Nino Castagnoli, da Sandra Ceccarelli a Emidio Clementi ed Ermanno Cavazzoni, che leggeranno i suoi testi. Ci sarà anche la proiezsione di un mini film stupendo di Maurizio Finotto, ‘Via Zamboni 57’. Lì scorreranno le sue opere, i suoi appunti, gli scorci del suo studio alternati a vecchie vhs ed estratti audio di musicassette su cui furono registrate interviste e discorsi. Senza clichés».