San Giovanni (Bologna): Maddalena Marchesini, ad di Assa Abloy Italia
San Giovanni (Bologna): Maddalena Marchesini, ad di Assa Abloy Italia

San Giovanni in Persiceto (Bologna), 30 settembre 2014 - C'è uno stabilimento a San Giovanni in Persiceto dove si lavora quotidianamente per la nostra tranquillità. Lucchetti, serrature, maniglioni antipanico e sistemi di controllo degli accessi. Il nome del gruppo, Assa Abloy, nato in Svezia nel 1994, non dirà molto ai più. Meglio scendere nel dettaglio: tra gli oltre 150 marchi che lo compongono ci sono nomi storici come Mab, Corbin, Corni, Valli&Valli, Gardesa e il marchio Yale. Insieme fanno un gruppo da quasi 6 miliardi di euro di fatturato globale, 74 milioni per la divisione Italia, che ha sede a San Giovanni.

Maddalena Marchesini, ad di Assa Abloy Italia, perché mai una multinazionale ha preso casa nella Bassa?

«Sono bolognesi alcuni dei marchi noti del gruppo, come Mab, Corni e Corbin. In più quello di San Giovanni è un ‘Regional configuration hub’: un modello di sito produttivo di riferimento per il gruppo, insieme agli altri due stabilimenti in Brianza e a Cortemaggiore».

Ma ci sarà una peculiarità tutta bolognese. Qual è?

«Siamo un centro di eccellenza per la produzione dei chiudiporta a pavimento, ma qui realizziamo anche maniglioni antipanico, cilindri e lucchetti che finiscono in Europa, Medio Oriente e Nord Africa, soprattutto».

Cosa fa di questo stabilimento un hub?

«L’alto livello tecnologico, che permette di gestire una grandissima varietà di prodotti in modo flessibile e ci rende peculiari all’interno del gruppo. Qui facciamo inoltre ricerca e sviluppo per prodotti che per il 50% finiscono su mercati esteri. Inaugurata nel 2011, questa nuova sede rappresenta per noi un fiore all'occhiello. E, soprattutto, continua ad innovarsi».

Dicono tutti così.

«Sa quali sono gli strumenti di lavoro dei nostri operatori, da qualche settimana a questa parte?».

Cacciaviti?

«No, un tablet su cui poter visionare ogni mattina il programma di produzione, aggiornato in tempo reale a seconda delle necessità. Eliminando una volta per tutte la montagna di carta con cui si era costretti a lavorare».

Fate serrature, cosa c’entra la carta?

«Ogni singolo sistema di sicurezza è composto, in realtà, da un progetto complesso e da decine e decine di singoli pezzi, a volte minuscoli. La configurazione finale è l’operazione che rende unico e sicuro ogni prodotto. Questo vale per i modelli più complessi e all’avanguardia, ma anche per i classici lucchetti e cilindri di sicurezza Yale».

Li realizzate qui?

«Oggi in piccola parte. Molte componenti provengono da Paesi a basso costo, tra i quali la Cina».

Sarà questione di tempo: quando sposterete tutto in Cina?

«Stiamo già facendo l'opposto. Molti prodotti stanno tornando in Italia: in pochi mesi li produrremo a Bologna».

In Cina si risparmia.

«Certo, ma la ricchezza di Bologna e dell’Italia è l'indotto. Che fa il pari con le competenze. Noi oggi ci serviamo da decine di aziende del circondario piccolissime, ma capaci di innovarsi e fare grandi cose. E i nostri dipendenti sono custodi di un know-how prezioso. Presupposti fondamentali per la qualità e la sicurezza grazie alle quali siamo leader nel mondo. Per questo stiamo riportando qui le produzioni a maggior valore aggiunto che avevamo trasferito».