di GIUSEPPE CATAPANO

LA PERSONALIZZAZIONE più importante è quella dei prodotti. Ma non è l’unica. Appena si varca la porta di ingresso della Berma Macchine a Budrio, si notano una moto e una marcatrice meccanica. La moto è un’Aprilia del 1988: le due ruote sono la grande passione di Fabrizio Bergamini, il Ceo dell’azienda. La marcatrice è la prima ‘creatura’ della realtà bolognese. Risale al 1974: la personalizzazione è anche all’interno della sede. Fabrizio è l’uomo che ha portato la Berma nei mercati internazionali. Ed è lui che, nel 2012, havoluto l’innovazione delle macchine laser.

Bergamini, perché quella scelta?

«In quel momento ho capito che le marcatrici laser erano il presente e, soprattutto, il futuro. Non potevamo non esserci».

In cosa consiste il cambiamento rispetto alle ‘generazioni’ precedenti di macchine?

«La totale indipendenza dal pc, grazie a un’apposita interfaccia utente user-friendly. Nello stesso periodo il nostro software ‘Identify’ è diventata una piattaforma unica per la programmazione remota delle due tecnologie di marcatrici, micropercussione e laser, caso tutt’ora unico al mondo».

Proviamo a spiegare a un profano cosa è una marcatrice.

«Servono a scrivere sul metallo. Sul telaio di ogni automobile c’è un numero: quello è realizzato con una marcatrice».

La Berma è un’azienda nata familiare che ha saputo approdare nei mercati internazionali. Quando c’è stata la svolta?

«Innanzitutto chiarisco che, anche se sono rimasto socio unico, i rapporti con mia sorella Irene, che ha poi scelto altre strade professionali, e con mio padre stesso sono ottimi. Spesso lui si fa vedere qui in azienda, anche se è in pensione».

Capitolo internazionalizzazione.

«Nel 2011 c’è stato il ricambio generazionale. Io mi occupo di progettazione, poi ho acquisito competenze manageriali. Ho viaggiato tanto, anche per capire come si comportavano i competitor, e ho studiato. Poi, con il supporto di Confindustria, siamo arrivati sui mercati esteri. Ci siamo fatti conoscere in Germania, dove abbiamo clienti importanti come Audi e Volkswagen, e in Paesi dell’Europa dell’Est. In Italia siamo un riferimento: tra i clienti spiccano Lamborghini e New Holland».

Il suo bilancio dopo sette anni di direzione?

«Abbiamo raddoppiato il fatturato, ma ciò che più conta è essere considerati un fornitore credibile e altamente tecnologico. Nella nuova sede di Budrio vengono effettuati sia la progettazione delle parti meccaniche che lo studio di hardware e software, oltre alla prototipazione, assemblaggio e collaudo di tutte le macchine a catalogo. Ci sono stati momenti difficili, ma li abbiamo superati. Oggi siamo in grado di attirare professionisti che vantano esperienze anche in multinazionali leader di settore. Guardiamo al futuro con fiducia».

Con quali progetti?

«Ci piacerebbe arrivare ai due milioni di fatturato entro il 2020. Vogliamo crescere molto in Italia: stiamo assumendo personale per sviluppare una rete vendita diretta, oltre a rafforzare l’ufficio tecnico. E vogliamo rafforzarci all’estero. Occorre mantenere un livello tecnologico sempre alto».