Sunita Narain
Sunita Narain

Bologna, 13 ottobre 2018 - Molti la ricorderanno come l’appassionata ambientalista che nel documentario ‘Before the flood’ incalza Leonardo Di Caprio sull’urgenza dei temi ambientali. Sunita Narain, 57 anni, è la direttrice del Centro di ricerca per la Scienza e l’ambiente di New Delhi, e una delle cento persone più influenti al mondo secondo ‘Time’. Ha vinto il Bologna Award 2018 "per aver individuato nel cibo l’elemento strategico dello sviluppo sostenibile e per le innovative ricerche sul tema". Narain lo ritirerà in Italia a fine novembre, ma domani interverrà alle 18,30 in collegamento nell’Arena centrale di Fico Eataly World nell’ambito del Bologna Award Festival.

Signora Narain, è di questi giorni l’Sos dell’Onu sul clima: abbiamo 12 anni per limitare gli effetti del riscaldamento globale.

«L’appello dell’Onu è molto importante. È il momento di ascoltarlo. Ma da 30 anni Nazioni Unite e comunità scientifica ci comunicano lo stesso messaggio: il mondo sta esaurendo il tempo, l’atmosfera si sta riscaldando come mai prima e una catastrofe è imminente. Però è come se sperassimo che questa brutta notizia svanisse. Occorre prendere coscienza del problema del cambiamento climatico: un aumento della temperatura di un grado è già estremamente rischioso».

Siamo fuori tempo massimo?

«È una sfida che possiamo ancora vincere. Non è troppo tardi, ma è il momento di ascoltare i segnali. Nella nostra regione stiamo assistendo a fenomeni di pioggia estrema, inondazioni, siccità. Di fronte ai raccolti distrutti, i nostri politici e le comunità cominciano a vedere nel cambiamento climatico un pericolo reale. Al mondo va inviato un messaggio: se ora sono i poveri a essere vittime del cambiamento climatico, nel futuro succederà anche ai ricchi».

In ‘Before the flood’ lei ripeteva: “Abbiamo bisogno che gli Stati credano che il cambiamento climatico non è un prodotto della loro immaginazione”.

«Il cambiamento climatico è la sfida più grande che l’umanità abbia mai affrontato. È intrinsecamente legato all’aumento delle emissioni, generate dalla crescita economica. Il mondo sta cercando di trovare il modo di ridistribuire la crescita tra le Nazioni, ma senza riuscirci. Per questo il cambiamento climatico è un fattore di giustizia sociale. I dati mostrano che Paesi come gli Stati Uniti hanno occupato troppo dello spazio atmosferico globale».

In che modo gli Usa o gli Stati europei sono più responsabili di quelli in via di sviluppo?

«Il bilancio globale del carbonio, cioè la quantità di Co2 che può essere emessa per mantenere l’aumento della temperatura al di sotto del grado e mezzo, sarà esaurito entro il 2030. I Paesi ricchi ne hanno attinto eccessivamente. Cosa rimane da fare a quelli più poveri? Smettere di respirare, smettere di crescere? I Paesi ricchi dovranno ridurre le emissioni, in modo da creare spazio per quelli poveri. È la grande sfida globale».

E poi c’è il cibo, al centro del Bologna Award.

«Il cibo determina il modo in cui usiamo la terra, l’acqua e in cui sviluppiamo l’economia. Il cibo è anche al centro della sfida per il sostentamento dei nostri Paesi. Sempre più persone abbandonano l’agricoltura per le città. Al centro del dibattito sullo sviluppo sostenibile si trova l’economia che ruota intorno al cibo. Non siamo stati in grado di elaborare strategie che prendano in considerazione i più poveri, coloro che hanno imparato a costruire un’agricoltura a basso utilizzo di risorse, ma che ha un valore molto elevato in termini di sostenibilità ambientale. Come si può incrementare questo modello?».

Il Cse chiede una politica del cibo basata sulla biodiversità.

«L’unico modo per proteggere la biodiversità è comprendere che dobbiamo conviverci. La tendenza è quella di mangiare cibi simili in tutto il mondo, ma la biodiversità prevedeva un cereale diverso in ogni parte dell’India, una qualità di riso diversa, coltivata in una regione specifica in quanto adatta all’ecosistema. Se riusciremo a celebrare la biodiversità a tavola, celebreremo la biodiversità anche in senso lato».

A Bologna approderà il Data Center del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine.

«Ne sono felice. È una pietra miliare nella cooperazione globale: abbiamo bisogno di informazioni migliori per poter prendere decisioni. Più riusciremo a considerare la scienza meteorologica come una proprietà comune, progredendo con le conoscenze e rendendole accessibili ai più poveri, più potremo far fronte ai cambiamenti climatici. Il clima diventi lo strumento per riunire le Nazioni».

COS'E' IL BOLOGNA AWARD - Il Bologna Award 2018 è il premio internazionale per la sostenibilità agroalimentare ideato da Caab e Fondazione Fico, col sostegno della Camera di commercio. il Bologna Award Festival si terrà da oggi fino a martedì, Giornata dell’alimentazione