Bologna, 10 luglio 2018 - Lavorare di più e guadagnare di meno per salvare tutti i posti di lavoro alla Demm. Ecco la strettoia nella quale si trova quella che una volta era la Fiat dell’Appennino. Oggi l’incontro al ministero dello Sviluppo economico è servito per scrivere il futuro dell’azienda in amministrazione controllata da due anni mezzo rilevata dalla holding tedesca Certina. Dopo il via libera del ministero, bisognerà attendere quello dei lavoratori che voteranno l'accordo con un referendum

L'intesa prevede «la sospensione da parte dei lavoratori di 50 euro lordi mensili, per un periodo di due anni. L’orario di lavoro a turni passerà da 7 ore a 7.30, come prevede il contratto nazionale, sempre per due anni dopodiché si ripristinerà l’orario attuale». Insomma per 24 mesi i superstiti della vecchia grande fabbrica di Porretta lavoreranno mezz’ora in più al giorno e guadagneranno 50 euro in meno per salvare il posto di 65 colleghi.

Nelle scorse settimana la nuova proprietà aveva fatto sapere che si sarebbe fatta carico di soli 125 addetti sui 190 totali. Per evitare, avevano detto i manager di Certina, i licenziamenti l’unica alternativa era cancellare tutta la contrattazione: il premio da 1.400 euro all’anno, il superminimo da 200 euro al mese, tagli a ferie e permessi oltre alla cancellazione della mutua interna nata del 1948. La trattativa con i sindacati ha fatto trovare un altro punto di equilibrio. 
 
«I lavoratori non hanno restituito nulla – continua Sacchetti – . Hanno scelto di fare un sacrificio ma non abbiamo svenduto i diritti. Ha prevalso un ragionamento solidale e la volontà di non lasciare indietro nessuno». Negli anni Ottanta la Demm era arrivata ad avere oltre 1.100 dipendenti diretti più l’indotto. Poi la lunga crisi ha portato a ridurre pesantemente gli organici. L’ultima fase, iniziata nel 2009, racconta dell’uso di ogni possibile ammortizzatore sociale. Poi due anni e mezzo fa è iniziata la fase dell’amministrazione controllata. L’accordo che oggi dovrebbe essere siglata al ministero consentirà di non lasciare a casa nessuno. I lavoratori in uscita avrebbero due anni di cassa integrazione e altrettanti di Naspi prima di arrivare alla pensione. «Questo accordo se lo meritano i lavoratori che hanno affrontato 36 mesi di difficoltà – dice Marino Mazzini della Fim Cisl – È ovvio che si tratta di un primo passo, Certina dovrà dimostrare la capacità di rilanciare questa azienda. Questo territorio ha bisogno dei 191 posti di lavoro della Demm».

Bonaccini: "Siamo alla svolta"

Sulla Demm "siamo di fronte a una svolta". Il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, è soddisfatto per l'intesa fra sindacati e azienda. "Questa- sottolinea Bonaccini in una nota- è una tappa importante in primo luogo per i lavoratori e il territorio, dopo una lunga battaglia condotta insieme da sindacati e istituzioni locali, nella quale come Regione abbiamo premuto fin dall'inizio per la ricerca di un nuovo soggetto industriale, oltre al sostegno necessario ai lavoratori e alle lavoratrici della Demm. La continuità produttiva e la garanzia dei posti di lavoro "erano e restano obiettivi vitali per una realtà fondamentale del nostro Appennino".