Bologna, 14 luglio 2015 - Una confezione monodose apribile con una sola mano. Facile, veloce, igienica e senza sprechi né lembi da tirare con i denti. Anche oggi che l’innovativa confezione monodose Easysnap (video) frutta 4 milioni di euro l’anno ed è presente nel mondo in 400 milioni di esemplari all’anno, Christian Burattini, 39 anni, e Andrea Taglini, 37 anni, la guardano come un miracolo.

Un pezzo di plastica rigido con un taglio in mezzo. Facile, no?

«Oggi lo sembra anche a noi. Eppure abbiamo passato anni a capire quale fosse la forma migliore, con le prime confezioni bucate col cacciavite e saldate in casa con il ferro da stiro».

Funzionò.

«Sì, a un certo punto capimmo che la lesione deve avere una certa inclinazione che varia a seconda della densità del prodotto da fare fuoriuscire con una mano sola e senza sporcarsi. E su quella base abbiamo progettato le nostre macchine automatiche per il confezionamento».

Chi dei due è l’ingegnere?

«Nessuno dei due. Io (Taglini, ndr) sono laureato in economia e in legge con un master alla Bocconi. Io (Burattini, ndr) in lingue e diplomato in pianoforte al conservatorio».

La vostra confezione monodose è brevettata in tutto il mondo e utilizzata da giganti come Ponti, Clarin, Gojo, Purel, Barilla. È stato facile convincerli?

«Nient’affatto. A un certo punto avevamo l’idea giusta, i costosissimi brevetti e un mucchio di debiti. Bisognava convincere i mercati e la prima svolta arrivò quando la Ponti ci chiese un milione di confezioni per l’olio monodose da insalata. Gliele facemmo, ma perdevano tutte».

Poi?

«Potevamo mollare tutto o ricominciare da capo. Così ci siamo rimessi a studiare e le abbiamo rifatte in tempo di record. La seconda svolta arrivò col gigante francese della cosmetica, Clarins. Ci chiese una confezione bi-dose per il lancio mondiale di un nuovo prodotto. All’epoca producevamo ospiti della Lameplast di Novi di Modena. Era maggio del 2012...».

Il terremoto.

«Ci chiamarono e ci dissero: se non siete in grado, ditelo subito. Li rassicurammo alla cieca. Poi smontammo la macchina per rimontarla altrove. Non sappiamo come, ma ci riuscimmo. E ci ha aperto le porte del mondo».

Di cosa andate più fieri?

«Della nostra idea e del territorio. Vede, Easysnap è l’esempio di come anche un settore maturo e saturo come quello delle macchine automatiche possa essere innovato. La dimostrazione di come certi successi siano figli prima di tutto di un sistema territoriale come quello bolognese. Noi siamo partiti da una buona idea di packaging, ma se oggi è un prodotto di successo è solo perché a pochi chilometri da qui abbiamo trovato aziende, fornitori, produttori, contoterzisti, ingegneri e aziende che ci hanno supportati per poi lasciarci crescere sulle nostre gambe. Perciò l’idea è nostra, ma la vittoria è di Bologna».