Il rendering di uno stand
Il rendering di uno stand

Bologna, 21 gennaio 2017 - Expo Bologna 2019. Come Milano, ma più in piccolo, visto l’orientamento tematico specifico, l’orticoltura. Non è un sogno, ma un’ipotesi concreta, suffragata da un progetto e una candidatura ufficiali, presentate nei mesi scorsi all’Aiph, l’Associazione mondiale degli orticultori, che accorda l’organizzazione nel mondo delle Expo dell’orticoltura. Evento che può essere di quattro tipi. I primi due (A, mondiale e B, internazionale) sono quelli rivolti a eventi di grande portata e della durata dai 3 ai 6 mesi. Nel 2019 l’Expo ti tipo A si terrà a Pechino, in Cina. E per la B si è candidata Bologna, in attesa di una risposta che arriverà lunedì prossimo. 

L’evento sarebbe epocale: ‘Expo 2019 Bologna & Emilia Romagna’, questo il nome ufficiale, avrebbe come tema la rigenerazione e l’agricoltura urbana, come slogan ‘Grow green. Eat green. Live Green’ (cresci, mangia e vivi ‘verde’) e durerebbe 184 giorni, dal 1° maggio al 31 ottobre. Un evento diffuso in tutta la città, che punta ad attirar e 2,5 milioni di visitatori, 50 nazioni partecipanti, 100 delegazioni internazionali, più di 500 aziende e più di 1.500 eventi tra show, conferenze e workshop. La sede principale sarebbe il Caab con Fico Eataly World (l’apertura è prevista il 4 ottobre di quest’anno).
 
In più il Parco Nord, la Montagnola, i Giardini Margherita e 40 ‘giardini segreti’ all’interno di palazzi e case private, aperti al pubblico per ospitare gli stand e gli orti dell’Expo.
Corale la stesura del progetto, che ha visto lavorare (senza che nulla trasparisse finora) il Comune, la Regione, la Camera di Commercio, il Caab, Bologna Welcome e Fico Eataly World, riuniti nel Consortium Expo 2019 Bologna & Emilia Romagna. Il progetto vale 85 milioni di euro, di cui 50 milioni provenienti da finanziamenti pubblici, 9 milioni da sponsor, 22,5 dalla vendita dei biglietti e 4,2 derivanti dalla tassa di soggiorno di chi verrà in città, con una permanenza media stimata di una notte e mezza. Serviranno 46 milioni solo per allestire il tutto, con 30 milioni che, però, coprirebbero la creazione di infrastrutture permanenti che poi, finito l’Expo, resterebbero alla città.
 
Tutto molto bello, hanno commentato i vertici di Aiph, venuti in visita i primi due giorni di dicembre. Preoccupati dal fatto che le candidature per organizzare un Expo, in genere, arrivano 6 o 7 anni prima. Ma invogliati dall’apertura di Fico e dal tandem che si potrebbe. Lunedì, i membri dell’Aiph voteranno, e si vedrà quale delle sue sensazioni sarà prevalsa.