Bologna, 8 febbraio 2018 – Il lato più verde dell'economia italiana, con il suo volto etico e il suo immenso potenziale in termini di occupazione e competitività. Sono stati presentati questa mattina, nella cornice di un tempio della manifattura emiliana come l'Ima di Ozzano dell'Emilia, i confortanti risultati di 'Greenitaly 2017', l'ottavo rapporto sull'ecocompatibilità della nostra industria frutto del lavoro di Fondazione Symbola e Unioncamere, promosso in collaborazione con il Conai e nobilitato dal patrocinio del Ministero dell'Ambiente e dal contributo di Ecopneus. Moderatore dell'incontro, il direttore di Qn e il Resto del Carlino Paolo Giacomin

I numeri illustrati dal presidente di Symbola, Ermete Realacci, e dal segretario generale di Unioncamere nazionale, Giuseppe Tripoli, che pongono il sistema industriale italiano fra i più virtuosi d'Europa quando si parla di investimenti nell'economia verde, fotografano, così, un'Emilia-Romagna all'avanguardia sul fronte dell'innovazione ecologica, quarta regione del Paese per numero assoluto di aziende che, nell'anno da poco concluso, hanno investito nella 'green economy' (29.480 imprese).

Le 32.960 assunzioni di 'green jobs' completate nel 2017 (pari al 10,4% del totale nazionale), poi, pongono il nostro territorio al terzo posto in questa speciale classifica e, se si analizzano i dati provinciali, questi valgono a Bologna il sesto posto nella graduatoria italiana, con Modena e Reggio Emilia che si piazzano, rispettivamente, ottava e ventesima.

“I nostri risultati sono già ottimi così – ha puntualizzato il governatore dell'Emilia Romagna, Stefano Bonaccini – ma, se si incrociasse il dato numerico con la popolazione residente, Modena balzerebbe al secondo posto, Bologna al terzo e Reggio Emilia al quinto”.

Al netto del potenziale di salvaguardia dell'ambiente e dei suoi connotati positivi dal punto di vista culturale e sociale, il punto, secondo il patron di Ima e presidente di Confindustria Emilia Area Centro, Alberto Vacchi, è che “essere verdi, in tempi come questi, significa essere altamente competitivi e capaci di generare nuovi posti di lavoro, dal momento che il mercato, al di là delle pur importanti considerazioni etiche, si sta muovendo con forza in questa direzione”. Due piccioni con una fava, dunque, se è vero che pensare al pianeta significherà, con l'avvento del 4.0, creare nuove professionalità e opportunità di crescita per il tessuto produttivo.