Un impianto fotovoltaico, il settore energia è uno di quelli in sofferenza
Un impianto fotovoltaico, il settore energia è uno di quelli in sofferenza

Bologna, 31 maggio 2019 - Dopo settimane di voci, la ristrutturazione del Gruppo industriale Maccaferri inizia a entrare nel vivo. E per alcune aziende si avvicina l’ora della richiesta di concordato in bianco in continuità aziendale, che dovrebbe essere depositata già oggi in Tribunale. L’indiscrezione arriva da fonti vicine all’azienda. Ieri il gruppo stava definendo i dettagli dell’operazione. Le difficoltà sono circoscritte: su 32 società che ne fanno parte, si parlerebbe di quattro o cinque aziende in sofferenza, concentrate all’interno di due dei sei settori in cui opera il gruppo. Circa il 10% del fatturato complessivo dell’intero gruppo, che nel 2017 ha registrato ricavi intorno a 1,04 miliardi di euro. Non saranno toccate le aziende che fanno riferimento alla sub-holding Samp, al Sigaro Toscano e a Officine Maccaferri: questi comparti offrono ancora un’alta redditività, nonostante due giorni fa Moody’s abbia messo sotto osservazione il rating di Officine Maccaferri.

Aggiornamento: ecco quali sono le quattro aziende

Le aziende per cui dovrebbe essere depositata la richiesta di concordato farebbero parte dei settori real estate ed energia, dove in questi ultimi anni non sono mancate le difficoltà. Il real estate ha sofferto la crisi delle costruzioni. Nell’energia, alcuni investimenti non hanno raggiunto i risultati previsti. In particolare in Brasile, dove il gruppo era coinvolto con Enel Green Power nella realizzazione del più grande parco fotovoltaico in America, e in Serbia, dove con la crisi economica e il crollo del prezzo dell’energia l’investimento sull’idroelettrico da fornire all’Italia attraverso un accordo con il Mise non ha dato i risultati sperati.

Da capire più avanti la situazione di alimentare e agroindustria: quello della sub-holding Sadam, nome storico del mercato saccarifero italiano. Lo zucchero in Italia è in crisi da anni e Sadam, a febbraio, ha dovuto sospendere la campagna bieticolo-saccarifera del 2019. Maccaferri ha ceduto il marchio Eridania ai francesi di Cristal Union nel 2016, ma al gruppo resta il sito produttivo di San Quirico.

Insomma, il debito – che ora ammonta a circa 750 milioni – contratto pensando di rientrare in certi termini è andato, in parte, in sofferenza. Il piano di ristrutturazione è in divenire. Sono in corso i contatti con le banche creditrici mentre si valutano tutte le operazioni: oltre al concordato, anche possibili modifiche del perimetro del gruppo e quindi eventuali liquidazioni o cessioni, puntando sul fatto che alcune società dell’energia avrebbero un buon mercato. È in corso una due diligence che coinvolge diversi consulenti, tra cui Rotschild Italia e BonelliErede. Coinvolta anche Ltp per il piano strategico. In ogni caso il gruppo non ha intenzione di toccare Sigaro Toscano, Officine Maccaferri e Samp, il cui dg Lapo Vivarelli Colonna è diventato ceo del gruppo.

Rassicurazioni in questo senso sono arrivate ieri mattina proprio da un incontro tra la Fiom e la dirigenza di Samp: i delegati, comunque, incontreranno i vertici del gruppo proprio per discutere l’evoluzione della situazione riguardo alle aziende di Samp. Ieri pomeriggio invece, in Cgil, si è tenuta la prima assemblea sindacale dei circa 100 dipendenti di Seci negli ultimi 60 anni, stando ai dati della Fiom: «C’è preoccupazione – spiega Marco Colli delle tute blu Cgil –. Aspettiamo di verificare cosa sarà messo nero su bianco e affrontare le varie situazioni. Samp viaggia sulle sue gambe, ma Seci lavora per le aziende del gruppo ed è innegabile che se per le aziende del gruppo c’è un problema, ci possano essere anche per loro». Toni simili da Gaetano Lombardo, della Felca Cisl, che segue Sapaba (circa 70 dipendenti): «Siamo preoccupati per la situazione. Attendiamo risposte da parte del gruppo al più presto, o valuteremo che iniziative intraprendere».