L'amministratore delegato di Philip Morris Italia Eugenio Sidoli (Foto Ansa)
L'amministratore delegato di Philip Morris Italia Eugenio Sidoli (Foto Ansa)

Bologna, 28 aprile 2016 - Uno spazio in Galleria Cavour, aperto da domani, ‘tramite il quale incontrare i fumatori tradizionali e presentare iQOS, l’innovativo prodotto che scalda e non brucia il tabacco’. La rivoluzione copernicana del proprio mercato globale, è noto, Philip Morris International l’ha lanciata da Bologna. Sull’esito finale della partita, Eugenio Sidoli, ad Italia della multinazionale, non ha dubbi: "Puntiamo a portare tutti i nostri consumatori nel mondo al nuovo prodotto Made in Bologna".

Sidoli, a quel punto un solo stabilimento nel mondo, non basterà.
"Quando succederà, oltre a Crespellano occorrerà pensare ad altri spazi produttivi nel mondo, realizzandone di nuovi o convertendo quelli già in produzione, ricalcando il modello vincente di Crespellano".
 

Quando sarà ultimato?
"La produzione è già avviata, con risultati qualitativi altissimi. Ci lavora un centinaio di persone in due linee di produzione, cui si sommano le circa 80 persone che lavorano al Training Center di Zola Predosa".
 

Che produzione?
"Gli stick per iQOS sono prodotti al 98% tra Crespellano e Zola, e sono già in vendita, oltre che in Italia, in larga parte del Giappone, dove abbiamo avviato l’espansione con ottimi risultati. Il 3,4% dei fumatori di Tokio si sono già convertiti. In Svizzera, dove la diffusione è iniziata da poco, siamo già all’1,9% del mercato nella zona francofona. La commercializzazione è arrivata anche a Lisbona, Bucarest e Mosca".
 

A regime, Crespellano che capacità avrà?
"I 600 dipendenti programmati, produrranno a pieno regime fino a 30 miliardi di stick all’anno. Poco meno della metà di tutte le sigarette consumate in Italia, che sono state circa 75 miliardi nel 2015, o circa il 5-6% di quelle vendute in Europa. Il tutto in un contesto produttivo bellissimo, innovativo, vivibile. Vedrà".
 

Ecco: quando lo vedremo?
"Dopo l’estate: ora, oltre a implementare le nuove linee di produzione, stiamo lavorando alla parte amministrativa, agli uffici, alle aree relax, le aree verdi, i parcheggi".
 

In Italia, iQOS come va?
"Dopo Milano, siamo arrivati a Torino, Roma, Modena e Bologna. I risultati sono buoni, considerando anche una legislazione più stringente sulla comunicazione al consumatore che in altri Paesi. Inizialmente abbiamo lanciato il prodotto solo attraverso le tabaccherie. Ma capirà che in pochi secondi, e in piedi, non si può rivoluzionare le abitudini di un fumatore".
 

A questo serve Galleria Cavour?
"A Bologna, dove è partito tutto, abbiamo pensato a una location di prestigio. In generale, le Ambasciate di iQOS in Italia non venderanno gli stick, quanto piuttosto il dispositivo per usarli".
 

Continuate a parlare di ‘potenziale’ rischio ridotto. Perché?
"Per per un motivo semplice: non siamo noi ma è la scienza a dover dire se iQOS fa meno male. I nostri studi, presentati a marzo durante la Conferenza annuale sulla tossicologia di New Orleans e pubblicati su importanti riviste scientifiche indipendenti, mostrano che i livelli dei costituenti dannosi e potenzialmente dannosi del vapore emesso da iQOS, sono in media inferiori del 90% rispetto a una sigaretta standard, ma le conclusioni sul profilo di riduzione del rischio verranno tratte solo quando si avranno tutte le evidenze scientifiche".
 

Davvero sperate di convincere i fumatori a lasciare la ‘bionda’?
"Ci crediamo fortemente, e consideri cosa vuol dire per una multinazionale tradizionale stravolgere radicalmente il proprio prodotto. Quella di Crespellano è una sfida lanciata in primo luogo a noi stessi.
 

Come sta andando?
"Molto bene, stando alle prime reazioni di mercato. Cambiare le abitudini dei fumatori è una sfida, ma le prime esperienze ci dicono che sono proprio loro, una volta convertiti, a convincere entusiasti gli altri fumatori. La rivoluzione è cominciata. Sono felice sia partita da Bologna".
 

Perché qui, al di là della retorica?
"Perché qui abbiamo trovato il contesto ideale: un centro ad altissima innovazione come l’ex Intertaba, amministrazioni proattive, un indotto ad alta tecnologia che sa correre veloce, e un tessuto scolastico e universitario che garantisce altissimi livelli di formazione, come dimostrano i profili delle 180 persone già assunte".
 

Chi sta lavorando a iQOS?
"Periti tecnici, ingegneri meccanici e elettronici, chimici. Persone molto giovani, determinate, motivate, desiderose di partecipare a questa rivoluzione".
 

Sarete contagiosi?
"È la seconda parte della nostra rivoluzione: oltre a cambiare noi stessi, vogliamo diffondere il cambiamentro negli gli altri contesti produttivi. Per farlo non basta costruire uno stabilimento. Stiamo coinvolgendo ateneo, industriali, amministratori, startup, dipendenti, consumatori. I volumi di vendita attuali di iQOS ci dicono che abbiamo avuto ragione. Ma il percorso è solo all’inizio: l’indotto attorno a noi crescerà ancora. A Crespellano sta nascendo un ecosistema di persone rivolte al futuro. La fabbrica 4.0 è già stata superata: qui puntiamo oltre".