Officine Maccaferri (Foto Dire)
Officine Maccaferri (Foto Dire)

Bologna, 23 dicembre 2020 - Nuovo colpo di scena per l’impero Maccaferri. Il Tribunale per la seconda volta ha bocciato il gruppo di fondi Usa capitanati da Carlyle. Risultato: i 40 milioni di finanza d’urgenza non arrivano a casa di Officine Maccaferri. La motivazione è squisitamente tecnica e spiegata in un provvedimento dei giudici di oltre una cinquantina di pagine. In pratica, il gruppo Ad Hoc avrebbe formulato la domanda con rimandi al diritto anglosassone con la presenza di contratti collaterali, richiesto determinate garanzie sulle società controllate che non potevano essere concesse e interessi troppo alti. Morale: i lavoratori del gruppo, circa 3mila nel mondo, sono ancora nel limbo. Da qui, più fonti credono possibile un rientro in partita del gruppo francese Vinci che solo qualche giorno fa pareva uscito di scena. Se la partita Carlyle fosse filata liscia, il colosso d’Oltralpe sarebbe rimasto tagliato fuori. Ma così potrebbe scendere di nuovo in campo.

L’Ad Hoc Group capitanato da Carlyle, però, sarebbe intenzionato a ripresentare la domanda seguendo le regole italiane e la decisione potrebbe arrivare a breve. Ieri l’Ad Hoc Group ha versato a Seci i 500mila euro previsti come corrispettivo per rilevare le azioni di Officine, a cui si dovrebbero aggiungere in futuro gli 8 milioni per i vari earn out. Lo scenario è comunque ingarbugliato. Ma da fonti aziendali si prova a rassicurare. E se Carlyle, dopo l’input del Tribunale, modificherà la domanda, ci sarà comunque il tempo di aspettare. In sintesi: non si può escludere che l’ultimo atto sia il fallimento, ma non c’è alcun crac dietro l’angolo.
Per i lavoratori di Officine, però, non sarà un Natale sereno. E il 28 dicembre è previsto un incontro tra sindacati e azienda. 
Marco Colli (Fiom-Cgil) attacca Officine, «i pagatissimi consulenti» e la «politica che è assente»: «Ci dispiace constatare che nonostante le rassicurazioni ricevuti dai lavoratori solo venerdì scorso, siamo nel ciclone. Non possiamo più aspettare. Non siamo al circo, siamo stanchi di fare capriole ed evoluzioni, stiamo parlando dei nostri posti di lavoro e pretendiamo rispetto, serietà e competenza». 


Nell’attesa di capire le prossime puntate della vicenda, il piano di concordato approvato nei giorni scorsi dal cda di Officine e presentato in Tribunale, si troverà con 40 milioni di euro in meno. E, modificarlo, in vista dell’udienza del 22 febbraio, non sembra comunque semplice. Ieri, intanto, c’è stata l’udienza in Tribunale per le società di Samp: i giudici si sono riservati di decidere sull’ammissione al concordato di tre società che avevano presentato il piano (Sampingranaggi, Samputensili Machine Tools e Samputensili Cutting Tools), mentre quello della corporate è arrivato troppo a ridosso. Per quanto riguarda Sampsistemi, su cui pendono due istanze di fallimento, il Tribunale si è riservato di decidere sulla richiesta dell’azienda di rinviare l’udienza per avere il tempo di presentare un nuovo piano (recentemente si è fatta avanti Muzinich). Oggi si terrà l’asta per vari asset tra cui S.Solar, che fa parte del ramo energia. Nei giorni scorsi è stato pubblicato il bando per Naturalia: la società di Sadam (ramo alimentare) sarà venduta il 27 gennaio.