Bologna, 19 gennaio 2019 - Conti in ordine e buone prospettive per il futuro. Una proposta di piano quinquennale di investimenti da circa 90 milioni di euro, che prevede anche l’acquisto di terreni. E soprattutto un’ipotesi, per il momento solo condivisa tra dirigenza e consiglieri, ma già destinata a far discutere: spostare il Motor Show a Modena. Sono i temi più interessanti della discussione, per il momento solo interlocutoria, che si è protratta ieri per quasi quattro ore al primo cda di BolognaFiere del 2018. Bocche cucite all’uscita, ma più di un off the record. Dai quali emerge: buoni conti. Un clima sereno e costruttivo: nessuno screzio. Nessun voto e nessuna delibera. Solo una lunga discussione sul futuro.

Al centro c’è un’ipotesi di piano di sviluppo di un’azienda con una buona ipotesi di bilancio preconsuntivo 2017 (che si aggira su 150 milioni di budget, utili superiori ai 5 milioni di euro e un Ebitda di 25-30 milioni di euro), e un’ipotesi di piano industriale che – più che alle fusioni e alle holding regionali – guarda alla crescita sui propri spazi. Un progetto quinquennale che si aggirerebbe sui 90 milioni di euro, che i consiglieri ora dovranno studiare. Impossibile, però, guardando al 2017, non parlare del Motor Show, che è cresciuto nei numeri di visitatori e nella percezione esterna, ma che è costato ancora troppo, generando un rosso di 1,7 milioni di euro.

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Passività che pure era stata preventivata, anche pubblicamente, dalla società. La quale, alla ripartenza della manifestazione, nel 2016, si era data tre anni per il pareggio. Ma con una perdita ancora troppo alta e con all’orizzonte la cancellazione della mitica Area 48 per le gare automobilistiche, appena deliberata (al suo posto, come da piano di sviluppo, nascerà un nuovo padiglione) era impossibile non chiedersi quale futuro prospettare per lo storico salone dell’automotive.

MA il Motor Show si farà, questo pare certo: nelle prossime settimane sono già in programma i primi incontri con le case per parlare del 2018. Ma c’è da capire come farla e dove, in funzione dei costi e dei lavori in corso a Bologna. Ed ecco l’ipotesi posta ieri, la più apprezzata tra quelle finora pensare: spostarlo a Modena – temporaneamente o definitivamente, è da decidere –, in un quartiere fieristico cugino (la società ModenaFiere è controllata al 51% da BolognaFiere), ma più piccolo e meno costoso, e soprattutto simbolicamente ben più al centro di quella Motor Valley al cui immaginario è stata legata a doppio filo la rinascita del salone bolognese nel 2016.

Certo, bisognerà prima convincere gli altri soci di ModenaFiere (tra cui Comune, Provincia e Camera di Commercio estensi) a farsene carico. Ma l’ipotesi, che circolava tra gli addetti ai lavori già da fine anno, da ieri è sul campo. Se ne parlerà, insomma. Come dovrebbe parlarsi anche della famosa holding regionale tra Bologna, Rimini e Parma. Neanche ieri l’argomento era all’ordine del giorno.

Ciò, nonostante gli ultimi sviluppi sul fronte romagnolo. Con il presidente di Ieg (fiere di Rimini e Vicenza), Lorenzo Cagnoni, che ha ribadito di voler cercare "con tenacia la fattibilità del progetto di aggregazione con Bologna", ma anche aggiunto: "Se non si potrà fare in tempi utili cercheremo altre strade". Ovvero Verona. E Matteo Marzotto, vicentino e vicepresidente di Ieg, che sul Corriere del Veneto ha replicato piccato: "Di Bologna non so nulla: la quotazione in Borsa per me resta una priorità dettata dagli azionisti".