Impiegato in una foto d'archivio Ansa
Impiegato in una foto d'archivio Ansa

Bologna, 23 maggio 2019 - Hanno aspettato lo stipendio per due mesi e mezzo, senza successo, e poi si sono dimessi per giusta causa. Succede nella periferia di Bologna, alla Niba Light di Corticella, zona in cui la piccola azienda - 26 dipendenti appena - si è trasferita da qualche mese dopo anni passati a Calderara di Reno.

E ad andarsene sono in 12, di cui 11 donne. L'azienda, che produce impianti di illuminazione per giardini, è passata di proprietà nel luglio dell'anno scorso: "Già con la vecchia proprietà c'erano delle difficoltà. Ma con questo nuovo management ci sono spesso stati ritardi nei pagamenti degli stipendi, finché non hanno smesso di arrivare", spiega Roberto Bedetti della Fiom Cgil.

Punta dell'iceberg di un'azienda che sta attraversando un periodo complicato: "C'è difficoltà a comprare il materiale, eppure gli ordini ci sarebbero visto che quest'azienda ha clienti come Leroy Merlin. Non si vede una prospettiva". E' quello che hanno pensato i dipendenti che hanno lasciato l'azienda, dopo numerosi scioperi, solleciti e incontri: le dimissioni per giusta causa permettono loro di accedere alla Naspi ed eliminano l'obbligo di dare il preavviso. Ma il problema dell'ennesima realtà del territorio in difficoltà resta in campo, tanto che Fiom e dipendenti - oltre a intimare al management di pagare gli stipendi e presentare un piano industriale "serio e credibile" chiedono "l'attivazione del tavolo di crisi presso la Città metropolitana per non perdere un'altra importante azienda del territorio. Al tempo stesso - insiste il sindacato - a supporto dei lavoratori usciti dall'azienda attraverso le dimissioni per giusta causa, chiediamo che si verifichi la possibilità di attivare gli strumenti a disposizione del progetto 'Insieme per il lavoro' al fine di garantire loro un percorso che porti a una rapida ricollocazione".