Isabella Conti, sindaco di San Lazzaro (Serra)
Isabella Conti, sindaco di San Lazzaro (Serra)

Bologna, 10 aprile 2019 - Nemmeno Bologna, di solito vista come un’isola felice, è immune dai problemi italiani. E così, se i redditi medi lungo la Penisola calano, lo fanno anche sul territorio provinciale, benché restino più alti rispetto al resto della regione e d’Italia. A dirlo sono i dati del Ministero dello Sviluppo economico, recentemente pubblicati, sulle dichiarazioni dei redditi 2018 (e quindi percepiti nel 2017).

L’anno scorso i contribuenti della Città metropolitana hanno dichiarato complessivamente 19,4 miliardi di euro, circa 200 milioni in più di quanti ne avessero dichiarati un anno prima. Ma i contribuenti sono stati 775.666, oltre 10.000 in più. Morale, il reddito medio dei bolognesi sul territorio metropolitano si è attestato a 25.011 euro (anche se i dati possono subire variazioni a seconda del metodo di calcolo). Un calo, rispetto all’anno precedente, di 72 euro. E a ben vedere, su tutto il territorio bolognese prevalgono i segni meno: 39 su 46. Cali che quindi si allineano a quanto accade lungo il resto dello Stivale, dovuti secondo il Mef «in parte agli effetti transitori dell’introduzione del regime per cassa per le imprese in contabilità semplificata ed in parte al calo del reddito da lavoro dipendente».

si fa prima a scorrere le note liete. San Lazzaro è il comune con i redditi più alti della provincia, scalzando Monte San Pietro che l’anno scorso si trovò – a sorpresa – al primo posto e ora è scesa al quinto. Qui i redditi salgono dello 0,48% a 28.570 euro e crescono anche a Bologna: il capoluogo è il secondo comune più ‘ricco’, con 27.294 euro (+0,61%). Seguono Zola Predosa e Sasso Marconi, che però registrano flessioni per quanto contenute. Altri segni più: Castel Maggiore, Sala Bolognese, San Giorgio di Piano.

Stupiscono i trend di Loiano (+2,07%) e Alto Reno Terme (+1,12%), comuni del territorio più in difficoltà – la montagna – che pure vedono crescrere i redditi nelle misure più abbondanti, se si escludono i dati del Circondario imolese.

Ma si tratta comunque di crescite contenute. I segni meno sono molti di più e molto più pesanti: tolta Monte San Pietro, che scende dell’11,35% ma l’anno scorso aveva vissuto una crescita altrettanto anomala, il crollo generalizzato colpisce soprattutto Lizzano in Belvedere (-3,85%), che è anche il comune più povero della provincia se si esclude il Circondario imolese, e Camugnano (-3,68%). Campanili di montagna, bandiere di un Appennino che in questi anni ha dovuto fare i conti con le crisi di Saeco, Demm, Stampi Group. A testimoniare un territorio che viaggia a due velocità anche nelle difficoltà: la locomotiva regge pure negli anni di flessione, le periferie soffrono. E la forbice si allarga.