Manifestazione degli operai Selcom durante la grave crisi del 2016
Manifestazione degli operai Selcom durante la grave crisi del 2016

Castel Maggiore (Bologna), 21 settembre 2021 - Per passare dal rischio di sparire al premio come uno dei migliori fornitori al mondo di Bosch sono bastati cinque anni. E la vicenda della Selcom di Castel Maggiore assume i contorni della favola. Oggi una delegazione di dirigenti di Bsh, multinazionale tedesca controllata dal colosso Bosch e tra i maggiori produttori mondiali di elettrodomestici, sarà nello stabilimento di Castel Maggiore per incontrare il ceo di Selcom group Gianluigi Vulpinari e la key account manager Alessandra Cerati e premiare l’azienda tra le vincitrici del Bosch Global Supplier Award 2021.

Selcom: troppi ordini, si lavora anche il sabato

Il premio riconosce la capacità di Selcom, che produce schede, di mantenere l’affidabilità delle forniture anche in un anno in cui reperire i semiconduttori da lavorare è difficilissimo: "Tutto il mondo dell’elettronica sta vivendo una fase di difficoltà mai vista nella storia – spiega Cerati –. Bosch ci ha premiato per come riusciamo a pianificare ed efficientare l’arrivo dei materiali e la produzione sulle nostre linee. A noi le fabbriche mandano una visibilità degli ordini di qualche settimana, ma oggi i semiconduttori, che ci servono per lavorare, hanno un periodo di consegna di 40-52 settimane. Siamo bravi a capire dove vanno mercato e trend". Quest’anno Selcom, che ha uno stabilimento anche a Shangai, punta a un fatturato di 130 milioni (+30% sul 2020), di cui 80 ottenuti nel sito italiano. Numeri vertiginosi per una realtà da 330 dipendenti in Italia (750 nel mondo) che cinque anni fa lottava per sopravvivere. La crisi dell’azienda metalmeccanica di Castel Maggiore – una delle più grandi del Bolognese – esplose a settembre 2016: stipendi in ritardo, debiti per 136 milioni, fornitori che non consegnavano più le materie prime. Per Selcom venne chiesto il concordato preventivo e i dipendenti – soprattutto donne – si mobilitarono. Con uno sciopero ‘a scacchiera’, a ottobre, misero alle corde gli stabilimenti di Bosch in Germania, che si trovò a corto di forniture.

Il gigante tedesco rispose mandando quattro dirigenti a Castel Maggiore, perché contattassero i fornitori di Selcom e garantissero sui pagamenti. Da lì seguì il sostegno degli altri clienti maggiori: Coesia, Toyota, Tetra Pak. E Selcom si risollevò: l’azienda fu venduta a un’asta all’ultimo rilancio ad Avenue Capital, che sborsò 30 milioni. I 330 dipendenti di Castel Maggiore si salvarono e ricevettero l’Ape d’Argento dal Comune, un riconoscimento alla loro tenacia. Un anno fa, poi, l’accordo per lavorare il sabato e rispondere al boom di ordini. Oggi la consacrazione definitiva.

«È una favola a lieto fine – commenta Marco Colli della Fiom Cgil –. Tutto questo avviene grazie alle battaglie dei lavoratori che hanno difeso la loro azienda. Quelle lavoratrici hanno una qualità e un attaccamento al lavoro davvero di primo piano e questo premio lo conferma: stanno competendo con successo con i Paesi asiatici, essere uno dei migliori stabilimenti del mondo per questo tipo di attività vale doppio".
Riccardo Rimondi