Bologna, 17 gennaio 2021 - Il Superbonus è quasi impossibile sotto le Due Torri. E Ape, l’associazione della proprietà edilizia di Bologna con i costruttori di Ance, l’Ordine degli ingegneri, il collegio di geometri, quello dei periti agrari e industriali, sono pronti a ricorrere al Tar.

Obiettivo: eliminare l’articolo contestato che, di fatto, prescrive il raggiungimento di classi energetiche A1 o A3 per ottenere il bonus al 110%, mentre a livello nazionale si prevede soltanto il miglioramento generico di due classi. Sembra un cavillo. Ma per un cavillo la maggior parte degli edifici bolognesi rischia di non riuscire a ottenere l’agevolazione.

L'aggiornamento Superbonus 110%, la vicesindaca Orioli: "A Bologna verrà applicato"

Da qui, la mobilitazione degli ordini professionali che, domani, annunceranno che in caso di non accoglimento delle modifiche richieste da parte del Comune, "verrà impugnato il Regolamento davanti al Tar dell’Emilia-Romagna".
Elisabetta Brunelli, presidentessa di Ape, attacca: "Non sono stati ascoltati i nostri dubbi. E questo è il risultato. Un conto è la teoria, un’altra la pratica. Ora, almeno la metà degli immobili bolognesi non potrà godere del bonus. Un problema che ingessa tutto il settore. Domani abbiamo convocato una conferenza stampa". Giancarlo Raggi, numero uno di Ance Emilia, è più morbido: "Siamo pronti al ricorso al Tar, ma sono certo che l’assessora e vicesindaca Valentina Orioli sistemerà la questione. Credo che il ricorso sia un’ extrema ratio. Noi stiamo aspettando il tavolo annunciato".
 

Tavolo che la titolare dell’Urbanistica a Palazzo d’Accursio l’altro giorno in Question time ha spiegato essere "in fase di convocazione".

Per Andrea Gnudi, presidente dell’Ordine degli ingegneri, però, le parole di Orioli non sono state sufficienti: "Quanto detto in Question time non risolve le criticità in essere. In gioco c’è tantissimo, quindi a mali estremi, estremi rimedi. Il ricorso al Tar non è un’iniziativa di un solo ordine o collegio, ma è una strada condivisa".

Stefano Pantaleoni, vicepresidente dell’Ordine degli architetti, però, frena. "Credo sia prematuro parlare di ricorsi al Tar. La Orioli ha detto che aprirà un tavolo confronto, quindi stiamo a vedere se verrà trovata una soluzione. E che tipo di soluzione sarà. La questione potrebbe risolversi anche ’lavorando’ sull’interpretazione della norma, rimanendo comunque all’interno del Piano urbanistico generale...".
 

Se così fosse, si potrebbe rimediare con maggiore velocità rispetto alla modifica del Regolamento edilizio, procedimento che richiederebbe molti più passaggi. Nell’attesa, Fratelli d’Italia e Lega presenteranno due interrogazioni parlamentari e anche a Palazzo d’Accursio i capigruppo Sassone (Fdi) e Scarano (Carroccio) sono pronti al pressing per modificare la norma.
Ieri anche Bologna Civica, il movimento creato da Giancarlo Tonelli e dall’ex ministro Gianluca Galletti, sottolinea "la necessità di credere che la norma verrà corretta o sarebbe ingiustamente discriminatoria per i bolognesi. È urgente, non solo rispetto ad incarichi tecnici ed appalti già conferiti, ma anche perché l’economia territoriale ha bisogno di tali commesse per l’uscita dalla crisi in atto".

Anche nello stesso partito democratico c’è chi tiene alta la guardia. Elena Leti, consigliera comunale dem, ha, infatti, sollevato il problema venerdì in Question time chiedendo proprio alla collega di partito, titolare dell’Urbanistica, di rispondere in merito alla questione Superbonus. La consigliera ribadisce di condividere l’idea di una rivoluzione green, ma resta convinta che "sia necessario un segnale forte da parte dell’amministrazione. A partire da una data certa del tavolo di confronto con le varie associazioni di categoria e ordini professionali".
 

La norma contestata

Il nuovo Regolamento edilizio comunale del 7 dicembre prescrive in un articolo che per ottenere il Superbonus si debba raggiungere classi energetiche A1 o A3. A livello nazionale per l’agevolazione al 110% basta il miglioramento  di due classi.