FISCO / I FATTI
FISCO / I FATTI

Bologna, 20 luglio 2018 - Quest'anno arriverà più tardi di un giorno – l’11 agosto – ma il sospirato tax free day si avvicina anche per molti imprenditori della regione. Per molti ma non per quelli di Bologna, città maglia nera regionale e quasi nazionale, battuta in questa mortificante classifica solo da Reggio Calabria. Le imprese bolognesi infatti dovranno aspettare addirittura il 20 settembre per poter dire di essersi finalmente liberate dal socio pubblico, quando già da due mesi quelle di Reggio Emilia avranno esaurito i loro impegni verso il fisco, che scatterà per loro il 29 luglio. Un divario enorme non solo a livello nazionale – con Gorizia a primeggiare sui 137 comuni italiani censiti – ma anche nell’ambito della stessa regione, dove il differenziale di tassazione globale tra la provincia migliore (Reggio Emilia) e la peggiore (Bologna) è di quasi 15 punti percentuali. È quanto emerge dall’Osservatorio nazionale della Cna sulla tassazione che grava sulle pmi italiane.

Fisco, settembre 'caldo'

Un confronto realizzato tenendo in debito conto anche l’impatto della tassazione locale, molto variabile da comune a comune. «Ci siamo chiesti se ci fosse un modo per calcolare la reale tassazione che grava sulle nostre imprese – spiega Fabio Bezzi, direttore Cna dell’Emilia Romagna – e la nostra intuizione è stata quella di delineare anche il ‘total tax rate’, ovvero l’ammontare di tutte le imposte e dei contributi sociali obbligatori di natura locale, regionale e nazionale dell’impresa e dell’imprenditore. A differenza di altri organismi, anche internazionali, basiamo la nostra analisi sull’impresa tipo italiana che prevede un laboratorio e un negozio, ricavi per 431mila euro, un impiegato e quattro operai di personale, con 50mila euro di reddito». E il quadro complessivo che ne viene fuori è quello di un paese con profonde spaccature anche nel portafoglio. Basti pensare che rispetto al valore di circa 1.600 euro netti mensili, ossia 19.332 euro netti annuali, mediamente percepiti dall’imprenditore tipo ritratto dall’osservartorio Cna, a Gorizia la somma schizza a 1.900 euro, mentre all’imprenditore calabrese ne rimangono poco più di 1.100. «Un abisso di quasi 800 euro, pari a 19,6 punti di tassazione totale e a 72 giorni in più di lavoro» illustra Bezzi, numeri alla mano.

Numeri che impressionano anche solo limitandoci alla nostra regione, dove il pesante risultato in negativo di Bologna deprime tutti gli altri risultati. Non basta infatti che da lunedì 6 agosto Ferrara, e in quella stessa settimana anche Modena, Ravenna, Rimini e Piacenza salutino il fisco, seguite a ruota pochi giorni dopo dagli imprenditori ‘liberati’ di Cesena, Parma e Forli, a compensare il pessimo calendario felsineo, per Bezzi dovuto all’aumento, o al non contenimento, della pressione fiscale fatta di Imu, Irap, Tasi e via elencando. «Anzi, nonostante le nostre richieste vediamo che l’incidenza delle tasse continua ad aumentare – ribatte Bezzi – e la media regionale è peggiore di quella nazionale. Qui una piccola impresa paga il 62,1% contro il 61,4% medio nazionale. Un aumento che potrebbe apparire lieve, ma che si va ad aggiungere ad un carico fiscale già troppo elevato per una piccola impresa».