Matteo Naccari
Matteo Naccari

Bologna, 14 settembre 2014 - LA LINEA è tracciata: entro pochi anni l’Emilia Romagna avrà una grande Confindustria che abbraccerà Bologna, Modena, Reggio e Ferrara, rappresentando un territorio tra i primi in Europa, e forse nel mondo, per la manifattura. Una rivoluzione nel panorama dell’associazionismo nazionale che garantirà alle imprese emiliane una potenza di fuoco mai avuta prima sia sotto il profilo politico (e quindi nei confronti delle istituzioni), sia sotto quello economico (nei rapporti con le banche, ad esempio, quantomai problematici nei periodi di crisi). Sono stati gli industriali estensi gli ultimi a dire sì al progetto, che vede da tempo impegnati, con coraggio, i ‘cugini’ delle altre città. Ferrara ha preferito l’Emilia alla Romagna, dove si sta portando avanti un diverso disegno di aggregazione, decidendo così di fare quadrato con la futura città metropolitana di Bologna.
I numeri della Confindustria dell’Emilia saranno imponenti: seconda realtà nazionale dietro ad Assolombarda e prima, appunto, nel manifatturiero, forte di aziende gioiello nella filiera di settori come l’alimentare, il tessile, la ceramica, il packaging e la meccatronica. Un gigante che non dovrebbe avere problemi a battere i pugni sul tavolo rivendicando più attenzioni da Roma e da Bruxelles. Un conto è dire: ‘Modena o Reggio vogliono’, un altro è: ‘L’Emilia vuole’. La strada verso l’alleanza è tracciata anche se, e il leader di Unindustria Bologna Alberto Vacchi non si stanca di ripeterlo, serve tempo per coinvolgere la base delle associazioni. Chi è piccolo ha paura di essere schiacciato dai grandi e di essere snobbato, di conseguenza il rischio di fronde o di scissioni è reale. Prudenza, quindi.

D’altra parte è la crisi che impone di unirsi, per razionalizzare i servizi alle imprese (dalla formazione alla consulenza), snellire la burocrazia, evitare sprechi. Lo dimostra quanto successo in Legacoop, che ha unito le rappresentanze della Romagna, o tra i sindacati, con i metalmeccanici Fiom che accarezzano l’idea di unire le segreterie della via Emilia. E poi, infine, c’è il gusto di rompere gli schemi, dando una scossa a un immobilismo tipico di questa Italia malata. Evitando gli annunci e badando al sodo. Come solo i veri imprenditori sanno fare.