Confindustria, Alberto Vacchi con Valter Caiumi (FotoSchicchi)
Confindustria, Alberto Vacchi con Valter Caiumi (FotoSchicchi)

Bologna, 13 aprile 2019 - Termina la relazione di fine mandato e gli applausi sono scroscianti. In sala, a Palazzo Albergati, Zola Predosa, tutti si alzano in piedi. Si chiude così, dopo otto anni, l’esperienza di Alberto Vacchi alla guida degli industriali: numero uno di Confindustria Emilia dal 2017, dopo essere stato al vertice di Unindustria Bologna dal 2011, lascia il timone dell’associazione che riunisce gli imprenditori di Bologna, Modena e Ferrara al modenese Valter Caiumi, 56 anni. Un’altra bolognese, Sonia Bonfiglioli, diventa vicepresidente insieme al ferrarese Gian Luigi Zaina.

“Siamo una parte importante del Paese – le parole di Vacchi – e di questo dobbiamo essere orgogliosi. Ci siamo avvicinati a Lombardia e collocati prima di Veneto e Piemonte, ma manteniamo prudenza. Io ho accettato l’incarico di presidente con molto scetticismo. Al tempo stesso, sono stato animato dalla voglia di fare qualcosa di concreto e positivo per il nostro territorio”.

Come sta la Confindustria Emilia che ha appena lasciato a Caiumi?

“È in ottima salute, con ulteriori possibilità di crescita. Farla nascere è stata la scelta più corretta anche per fronteggiare una dinamica economica fuori dalle regole tradizionali”.

Nella sua relazione ha spesso richiamato l’importanza del gioco di squadra di questi anni. Uniti si vince, dunque?

“In un mondo complicato come quello che stiamo vivendo, mettere insieme associazioni territoriali così forti può dare vantaggi. Rispondere con la logica delle filiere è un modo per riuscire a essere più competitivi sul mercato”.

E come stanno Bologna e l’Emilia?

“Il territorio emiliano-romagnolo è in salute ha migliorato la sua posizione competitiva su scala internazionale. In Italia, siamo secondi solo alla Lombardia. Questo è un dato di grande soddisfazione”.

La discontinuità tra i diversi Governi che si sono succeduti nel corso degli ultimi anni è un problema?

“È un problema storico dell’Italia, ma non del nostro contesto territoriale: se a livello nazionale la discontinuità si è sempre avvertita, fortunatamente in Emilia Romagna abbiamo potuto contare su una continuità che ha aiutato le imprese a compiere un balzo in avanti importante”.

Ora cosa farà?

“Mi occuperò totalmente di Ima, c’è tantissimo da fare e ci sono diverse opportunità per continuare a crescere”.

Nel 2016 si è candidato alla guida di Confindustria nazionale, superato per un soffio da Vincenzo Boccia. Si ricandiderà in futuro?

“Assolutamente no. È un’ipotesi da escludere”.