Fabio Battistini (a sinistra), candidato sindaco civico appoggiato dal centrodestra, ieri in piazza Verdi con Davide Rondoni
Fabio Battistini (a sinistra), candidato sindaco civico appoggiato dal centrodestra, ieri in piazza Verdi con Davide Rondoni
di Luca Orsi Fabio Battistini imbraccia il piccone e demolisce le politiche culturali dell’assessore Matteo Lepore. "Bologna, dal punto di vista della cultura, è un fallimento", sintetizza l’imprenditore, candidato sindaco civico appoggiato dal centrodestra. Gli fa eco il poeta Davide Rondoni, che attacca l’operato di Lepore, candidato sindaco del centrosinistra, assessore comunale uscente a cultura e turismo: "Cultura non è il turismo – afferma Rondoni –. Non è l’intrattenimento: quello è panem et circenses, ma la cultura non c’è". Battistini parla in piazza Verdi, di fronte al Teatro Comunale. E lancia le sue proposte per "ribaltare il paradigma" con...

di Luca Orsi

Fabio Battistini imbraccia il piccone e demolisce le politiche culturali dell’assessore Matteo Lepore. "Bologna, dal punto di vista della cultura, è un fallimento", sintetizza l’imprenditore, candidato sindaco civico appoggiato dal centrodestra.

Gli fa eco il poeta Davide Rondoni, che attacca l’operato di Lepore, candidato sindaco del centrosinistra, assessore comunale uscente a cultura e turismo: "Cultura non è il turismo – afferma Rondoni –. Non è l’intrattenimento: quello è panem et circenses, ma la cultura non c’è".

Battistini parla in piazza Verdi, di fronte al Teatro Comunale. E lancia le sue proposte per "ribaltare il paradigma" con cui Lepore ha gestito il settore in questi anni.

Due i punti chiave: eliminazione dell’assessorato alla cultura ("la delega sarà in capo al sindaco"), ed emissione di "bond sociali da parte degli enti culturali cittadini, obbligazioni perché la cultura si alimenti da sola".

Rondoni snocciola alcuni dati: "Negli ultimi dieci anni sono calati i prestiti in biblioteca, sono calati gli accessi ai musei, si sono spesi più soldi per gli spettacoli anche se ci sono meno spettatori".

Per quanto riguarda i musei, afferma Rondoni, "abbiamo 11 volte meno accessi di Firenze, la metà di quelli di Siena, meno anche di Trieste. E solo pochi più di Ravenna, pur avendo quasi il doppio di musei". In un altro contesto, "un assessore così sarebbe stato mandato via, non promosso sindaco".

Battistini spiega come prevede di rivedere la struttura dell’assessorato alla cultura. "Il mio – spiega l’imprenditore – è un segnale di tipo organizzativo. Immagino una struttura snella, del cui operato il sindaco sarà garante. Potrà esserci un manager, ma risponderà direttamente al sindaco". Non sarà "un accrocchio dove si fanno bandi che poi sono vinti sempre dagli amici degli amici".

Battistini annuncia quindi come "ribaltare il paradigma" delle politiche culturali cittadine. "L‘amministrazione non deve produrre la cultura – commenta – ma fornire i mezzi perché sia prodotta dal basso. Non è l’amministrazione la padrona della cultura".

Da qui l’idea di "una nuova forma di finanziamento" della cultura, per fare sì "che il sistema si alimenti da solo". Si tratta di "emissione di bond sociali, obbligazioni emesse dagli enti culturali cittadini".

Con l’emissione dei bond sociali a tasso agevolato, un’istituzione culturale – per esempio il Teatro Comunale – chiede un prestito alla comunità di investitori italiani e stranieri che nelle loro politiche di investimento prevedono di sostenere, finanziando con debito, realtà culturali. "Lo strumento del bond – spiega Battistini – non sostituisce, ma integra il bonus cultura previsto dal ministero".

Rondoni punta quindi l’indice contro Gianluca Farinelli, direttore della Cineteca, secondo cui spostare il Cinema in piazza dal Crescentone (Battistini ipotizza in Piazza Otto agosto) è come spostare il Nettuno. "Stiamo delirando, vuol dire che in questa città nulla si può muovere. Ma la cultura è un fallimento", afferma il poeta.

Che denuncia "un clima pesante dal punto di vista culturale. È difficile discutere". Rondoni cita Pier Paolo Pasolini: "Lo diceva già negli anni ‘70, quando denunciava la nascita di nuovo tipo di chierico progressista. Pasolini diceva che a Bologna non c’era alterità. Cinquant’anni dopo, è ancora così".