di Nicoletta Tempera Per arrotondare i proventi dello spaccio di coca, percepivano pure il reddito di cittadinanza. A. K., algerino di 49 anni, e A. V., bolognese di 41, entrambi raggiunti l’altra mattina dalla misura cautelare del divieto di dimora in provincia, stando a quanto ricostruito dai carabinieri del Nucleo operativo della compagnia Bologna Centro avevano un ruolo più che attivo nella gestione della piazza di spaccio al quadrilatero tra via Malvasia, via Pier de Crescenzi, via dello Scalo e via Casarini. Questo, tuttavia, non aveva impedito loro di richiedere e ottenere il reddito di cittadinanza, che entrambi percepivano da qualche tempo. Una circostanza verificata dai militari dell’Arma nell’inchiesta coordinata dal pm Stefano Dambruoso, che probabilmente costerà loro una denuncia. Un ruolo...

di Nicoletta Tempera

Per arrotondare i proventi dello spaccio di coca, percepivano pure il reddito di cittadinanza. A. K., algerino di 49 anni, e A. V., bolognese di 41, entrambi raggiunti l’altra mattina dalla misura cautelare del divieto di dimora in provincia, stando a quanto ricostruito dai carabinieri del Nucleo operativo della compagnia Bologna Centro avevano un ruolo più che attivo nella gestione della piazza di spaccio al quadrilatero tra via Malvasia, via Pier de Crescenzi, via dello Scalo e via Casarini. Questo, tuttavia, non aveva impedito loro di richiedere e ottenere il reddito di cittadinanza, che entrambi percepivano da qualche tempo. Una circostanza verificata dai militari dell’Arma nell’inchiesta coordinata dal pm Stefano Dambruoso, che probabilmente costerà loro una denuncia.

Un ruolo particolare lo avrebbe ricoperto l’algerino che, oltre ad essere un ‘collaboratore’ di Alessandro Vita Kuzkin, nel momento in cui la collaborazione di quest’ultimo con Danilo Cuomo registra una momentanea battuta d’arresto, aveva provveduto a rifornirlo di stupefacente, come dettagliato nelle 72 pagine dell’ordinanza firmata dal gip Domenico Truppa. A mettere in contatto Kuzkin con A. K. era stato proprio A. V., uomo di fiducia dell’arrestato. "Oltre all’attività di procacciare clienti e incassare i proventi della cessione", si legge nelle carte dell’inchiesta, A. V. eseguiva anche "consegne di sostanza ai clienti per conto di Kuzkin". E A. V., come detto, si rileva una risorsa fondamentale per Kuzkin quando, dopo un litigio con Cuomo, viene tagliato fuori dal principale canale di rifornimento della cocaina. Ossia l’uomo dell’Est, ancora latitante, residente nelle case Acer di via Pier De Crescenzi, che, assieme a Samuele Palomba, ‘fisicamente’ presidiava il quadrilatero dello spaccio, occupandosi anche, attraverso suoi canali, dell’approviggionamento di coca per il ‘bazar’ di via Malvasia.

"Con l’intermediazione di A. V. – continua il giudice –, che contattava prima Kuzkin, avveniva il primo incontro finalizzato all’acquisto di una dose di prova". Kuznik, assieme all’altro sodale Y. B., marocchino di 31 anni (anche lui raggiunto dal divieto di dimora), a questo punto assaggia la coca del nuovo fornitore algerino, per testarne la qualità. Merce che non soddisfa del tutto i gusti degli indagati: "Per me è sempre meglio quella di ieri che ti ho chiamato, però anche questa qua dall’odore sembrava così aggressiva, ma alla fine non eccezionale come quelle altre", commentano intercettari Y. B. e Kuzkin. Che però, a corto di sostanza, decidono comunque di acquistarla: "Va bene anche questa qua se costa meno", dicono.

Subito dopo l’incontro tra l’algerino e Kuzkin, quest’ultimo torna a chiedere al suo braccio destro A. V. di intercedere per ottenere dal fornitore un ‘listino prezzi’, cosa che avviene nel corso di un incontro tra le parti a Porta Lame. Dopo quell’appuntamento, "inizia una stretta e continua collaborazione tra A. K e Kuzkin, rappresentata da una serie pressocché ininterrotta di appuntamenti preceduti da con da contatti telefonici, a tutte le ore del giorno e della notte, durante i quali nessuno osa nominare direttamente l’oggetto della conversazione, con chiaro intento di dissimulare l’oggetto criminoso dei messaggi", si legge nelle carte dell’inchiesta.

E per ribadire il coinvolgimento non certo marginale di A. K. nello spaccio di coca, il giudice ricorda anche come Kuzkin avesse utilizzato più volte l’algerino come suo sostituto nei periodi di assenza dalla piazza. "Mo siccome sto partendo per Roma – dice Kuzkin all’altro – son quattro giorni, ti lascio tutto a te". L’altro risponde: "Certo... tranquillo, me la vedo io (...). L’importante è che ti organizzi sempre dopo pranzo con gli amici, perché dalle 6 alle due è difficile, capito...". Conversazioni e circostanze che dimostrano come A. K. e A. V. non fossero dei disoccupati bisognosi di un aiuto economico dello Stato, ma che si sostentassero bene grazie ai proventi dello spaccio. Oggi inizieranno gli interrogatori di garanzia per i tre arrestati. Il 17 toccherà ad A. K., A. V. e agli altri.