Il professor Sante Tura e Sinisa Mihajlovic
Il professor Sante Tura e Sinisa Mihajlovic

Bologna, 26 agosto 2019 - Lontano da quel campo lui non ci sa stare. Prosegue la lotta di Sinisa Mihajlovic contro la leucemia mieloide. "Quell’erba cattiva da estirpare, come da un campo di grano". Calza a pennello il paragone del professor Sante Tura, luminare dell’ematologia italiana e già direttore dell’istituto ‘Seragnoli’ del Sant’Orsola, dove è in cura il mister rossoblù.

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Professore, dopo 40 giorni di ospedale arrivano le dimissioni, non è un po’ troppo presto per affrontare uno stadio con migliaia di persone?
"Il fatto che i medici gli abbiano dato il permesso significa che c’è una risposta positiva dell’organismo. E’ chiaro che come qualunque malato dimesso dall’ospedale dovrà avere un po’ di riguardo. Si tratta di un grosso convalescente, che verrà seguito anche a casa".

Secondo la sua esperienza si possono considerare ‘estirpate le ‘erbacce’?
"Almeno in parte sì, se Sinisa è partito per Verona (foto) vuol dire che con ogni probabilità ha avuto un ripopolamento del midollo".

Cioè?
"Sfrutto nuovamente il paragone delle erbacce: quando queste crescono in un campo di grano per farle scomparire dobbiamo radere al suolo tutto, frumento compreso. E’ così che il paziente si trova privo di globuli bianchi, rossi e piastrine. A quel punto bisogna solo attendere che quel ‘grano’ ricresca, e che l’organismo del malato si ripopoli".

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Le terapie sono finite quindi?
"E’ stato fatto il primo passo verso la guarigione, ma la malattia andrà tenuta sicuramente sotto controllo. Sicuramente un paziente in questa condizione deve sottoporsi almeno a un secondo ciclo di cure (e quindi un nuovo ricovero) in vista di un trapianto di midollo".

La prospettiva è quindi il trapianto?
"E’ la soluzione più probabile per i malati di leucemia mieloide. La medicina in questi anni ha fatto passi da gigante in questo campo, nel 2019 è molto facile trovare un donatore adatto, perché è sufficiente che fra i due midolli vi sia una compatibilità del 50%".

Insomma, siamo ottimisti. 
"Prudentemente; come ho già detto Sinisa è un uomo forte ed è facilitato nella guarigione. Ma la malattia potrebbe essere sempre lì, invisibile ai nostri occhi. Per questo motivo - in casi simili a quello di Sinisa - la via del trapianto risulta la più efficace".