Bologna, 31 marzo 2019 – L’ennesimo rallentamento sullo stadio ha raffreddato ancora di più gli entusiasmi di chi, sul progetto di restyling del Dall’Ara, aveva puntato molte delle proprie fiches. In primis le associazioni di categoria, soprattutto i costruttori, che vedono ancora una volta più lontano l’orizzonte del via ai lavori, ma anche il Comune che è rimasto spiazzato dalla necessità di un incontro di Joey Saputo: ieri da Palazzo d’Accursio giuravano che in agenda al momento non c’è nulla, nemmeno una richiesta, anche se è probabile che il vertice venga fissato a breve, quando il patron canadese arriverà in città per il decisivo sprint salvezza. Tuttavia, l’aria che tira non è delle migliori.

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I paletti richiesti dal patron sui costi extra sono solo l’ultimo ostacolo a un progetto partito in pompa magna e ora finito nelle sabbie mobili. Come se, più ci si guardasse dentro, più venissero a galla i problemi. Il primo fu la legge degli stadi, corsia preferenziale che però non era più percorribile a causa della lontananza dell’area compensativa individuata, ovvero quei Prati di Caprara, poi stralciati dal progetto per mano del sindaco Merola. Quindi la conferenza stampa di fine gennaio che, oltre a qualche slide (foto), non ha sciolto i nodi più importanti: partnership, tempi e modalità dei lavori. Ecco perché, nel mondo delle imprese, la convinzione è che «almeno fino a giugno qui non si muoverà nulla». E non c’entra la prospettiva della candidatura agli Europei 2028 che non porterebbe benefici pratici (ovvero finanziamenti) alla causa rossoblù.

Piuttosto in ballo c’è la permanenza in serie A che, nonostante gli ultimi buoni risultati, il Bologna deve ancora conquistarsi del tutto. Immaginarsi in B, con il disastro economico che comporterebbe, impegnati anche a rifare lo stadio, è un’utopia. Inoltre, il risultato sportivo sancirà anche il destino dell’attuale dirigenza: un via in tempi brevi al progetto sarebbe strettamente legato solo a un’eventuale conferma dei vertici della società. Ma forse la vera riflessione che sta frenando un po’ tutto il piano è ben più importante: che senso avrebbe investire decine di milioni di euro su un bene che alla fine resterebbe al Comune? Uno stadio in concessione, infatti, vale come garanzia – per esempio davanti alle banche – molto meno di un impianto di proprietà. Potrebbe essere questo, alla fine, il vero dubbio che sta attanagliando Joey Saputo.