Giobbe Covatta a Fico, foto di gruppo
Giobbe Covatta a Fico, foto di gruppo

Bologna, 1 dicembre 2018 - Se qualcuno vuole meglio comprendere perché una vita a spreco zero sia attualmente più che mai necessaria, oggi ha una chance un po’ fuori dal comune: può chiedere a Giobbe Covatta, oggi pomeriggio alla Fondazione Fico con Andrea Segrè per il Bologna Award 2018 conferito all’ambientalista indiana Sunita Narain e per il Premio Vivere a Spreco Zero, di cui è testimonial e vincitore per il 2018. Proprio a lui, l’attore comico che negli anni ha consolidato un repertorio dedicato ai grandi problemi del nostro pianeta, affinando uno stile molto personale e per nulla pietistico, possono essere rivolte degli interrogativi cruciali, perché la sua preparazione è fortissima e la sua spiegazione, basata su dati scientifici e buon senso, vi conquisterà.

Covatta, come vede il futuro... il mondo sta per finire?

«Penso ai prossimi due o tre anni al massimo, perché non sono più in età giovanissima, e il mondo non finirà, che poi il mondo... lui mica finisce, lui non c’entra, gira, di vita ne ha ancora parecchia... io invece mi preoccupo per i bipedi, e non per quelli della mia generazione che non vedranno cose drammatiche, ma per quelli più giovani, perché viviamo a certe condizioni e le stiamo mettendo in discussione a velocità impressionante e penso dunque che i miei nipoti ne subiranno le conseguenze, vivranno condizioni più difficili, che in certe situazioni e latitudini sono ancora più estreme... per cui hai voglia Salvini a dire dove cavolo andate, state a casa vostra...».

Perché lei ha questa consapevolezza?

«Ecco, ‘perché’... questa è la parola magica, se ci si chiedesse continuamente perché, saremmo a posto. Qui sta la sintesi del populismo per il quale un problema complesso e difficilissimo necessita di una soluzione poco complessa che garantisca una credibilità nei confronti di qualche rincoglionito e che risolva il problema in fretta».

Lei non ama la semplificazione dei grandi problemi, ma li spiega in maniera leggera: crede che l’ironia sia più efficace del pietismo?

«Credo che quando uno parla col prossimo, debba farlo in modo normale. Non mi metto a drammatizzare, racconto le cose come le raccontavo a mia figlia quando stava nella culla, sparavo un sacco di fesserie, storie inventate ma lei è cresciuta capendo cosa fosse l’ironia. La gente sembra essere più incline all’ascolto quando racconti le cose al rovescio, ma non in modo sarcastico o cattivo, attenzione. Credo nell’undicesimo comandamento che dice: diverti il prossimo tuo come te stesso. Faccio il giullare, leggi ‘comico’, che non ha risposte ma solo domande e quando vuole dare delle risposte fa casini pazzeschi».

Come vi siete conosciuti con Andrea Segrè?

«La nostra amicizia risale ai tempi del ministero dell’ambiente Orlando, che mise in piedi una task force sullo spreco zero in cui io dovevo essere il comunicatore, poi andò tutto all’aria ma io e Segrè abbiamo comunque deciso che ci volevamo bene».

Vi unisce la passione per lo yogurt fatto in casa?

«Può darsi, anche perché io spesso, durante gli incontri cui partecipo, ad un certo punto tiro fuori la storia dello yogurt...‘scusate, devo andare prima che mi scada’».

Info: a conclusione dell’incontro a Fico proiezione del docufilm ‘Before the Flood’ di Leonardo DiCaprio