Bologna, 15 settembre 2021 - Metti un’ora sottratta alla vita privata e alle faccende quotidiane e mettici la voglia di spiegare che la Fortitudo che si è vista finora è solo la brutta copia di quella che tra dieci giorni affronterà il campionato. Nasce così la visita del capitano Stefano Mancinelli e di Pietro Aradori al Carlino, con l’intenzione non solo di raccontarsi, ma anche di conoscere dall’interno chi Basket City la descrive tutti i giorni. Uno spazio che la prossima settimana vedrà protagonista anche la Virtus in attesa che prenda il via il campionato.

In questo momento la partita più importante non la si gioca sul campo, ma nella stanza dei bottoni e la speranza è che quel 35 per cento, a cui oggi è vincolata la capienza degli impianti, sia allargata fino a non avere più limitazioni.

Fortitudo, dubbi e sconfitte. La Effe cerca il jolly - "Proseguire sulle buone cose fatte. Da correggere? La gestione delle palle perse"

"Non dobbiamo far finta di non sapere – racconta Mancinelli – che oggi quasi tutte le società sono in difficoltà. I club producono uno spettacolo e hanno bisogno che la gente possa andare a vederlo pagando il biglietto. Senza questo fatturato è difficile andare avanti, per questo ci auguriamo che presto si possa arrivare al 100 per cento facendo entrare solo chi ha il Green pass. Qui non stiamo parlando di qualche realtà che fa fatica, ma di un sistema che si ferma se non ha il contributo del pubblico".
Aradori fa un passo in avanti guardando anche a quello che succede in Europa. "Negli altri stati, con modalità diverse, ormai si va verso un’apertura al 100 per cento e credo che ci siano le condizioni perché anche da noi ci possa essere un graduale allargamento. Le partite senza tifosi tolgono anche interesse a tutto il movimento e lo abbiamo visto l’anno scorso, quando in campionato si sono giocate partite quasi amichevoli".

Venendo alle faccende della Effe, la squadra è chiamata a riscattare la stagione scorsa, ma la Supercoppa non è stata affatto confortante con quattro sconfitte in altrettante gare.
"Prima della pandemia – dice Aradori – in questo periodo si giocava un torneo a Cervia o da qualsiasi altra parte. Le partite ufficiali sono arrivate troppo presto e noi tra infortuni e altri problemi non eravamo pronti ad affrontarle. Adesso abbiamo la possibilità di lavorare con calma e le cose miglioreranno". 

E’ sulla stessa lunghezza d’onda capitan Mancinelli. "Le difficoltà ci sono state e noi siamo i primi ad essere dispiaciuti per i risultati. La partite che contano, però, sono quelle che valgono i due punti e noi lavoreremo per essere davvero pronti dal momento in cui partirà il campionato restando concentrati solo su questo obiettivo. Al derby in questo momento non possiamo pensare: sappiamo che importante, ma c’è ancora tanta strada di fare prima di questo appuntamento".
Il ’Mancio’ si appresta a giocare la tredicesima stagione con la maglia della Effe, mentre Aradori è alla sua terza con un contratto che scadrà nel 2023. Entrambi sono diventati due bandiere, fatto insolito non solo per la pallacanestro ma per tutto lo sport contemporaneo.

"Sono arrivato a Bologna a 15 anni – spiega il capitano – e la Fortitudo è entrata dentro di me e non ne è più uscita. Quand’era sparita e non riusciva a ripartire io giocavo a Milano e per consolarmi guardavo i video celebrativi sul Barone. Per questo motivo non accettai la la proposta della Virtus, perché sarei andato contro quello che sente il mio cuore e per questo sono contentissimo di essere qui e di vestire ancora questa maglia". Il percorso dell’esterno bresciano è stato un po’ più incidentato. "Sono qui anche a causa di una scelta che altri hanno fatto – spiega Aradori – e forse questo non è piaciuto a tutti. Sono stato accolto molto bene e mi sono sentito subito parte di una grande famiglia. Sto bene e spero ci siano le condizioni per proseguire questo percorso". Al momento dei saluti, la cosa che più sorprende dei due è la capacità di affrontare temi seri e spinosi con la tranquillità di chi sa che gli ostacoli si superano solo crescendo di giorno in giorno senza mettere il carro davanti ai buoi.