Bologna, 17 luglio 2018 - Per il Comune di Bologna la vendita di una parte delle azioni libere di Hera potrebbe liberare per i prossimi tre anni circa 15 milioni di euro di spesa corrente, al netto di spese di vendita e di minori dividendi. E' l'informazione resa nota oggi durante la conferenza stampa del sindaco Virginio Merola, che ieri ha illustrato l'operazione ai sindacati confederali e al gruppo Pd, prima della riunione di Giunta che stamattina ha dato l'ok alla vendita.

"Una notizia importante per la città e le prospettive del mandato", la definisce Merola, precisando che la cifra dei 15 milioni al momento è "solo una nostra ipotesi", dunque va presa come indicativa. Gli introiti saranno utilizzate per ridurre le spese legate ai mutui, così da destinare nuove risorse "al tema della casa, al tema dei servizi per le famiglie con figli minori, alla scuola e alle giovani coppie", spiega il primo cittadino: in base ai dati a disposizione di Palazzo D'Accursio "questi sono i settori prioritari su cui concentrare la nostra attenzione, per sostenere queste persone nella loro vita quotidiana e nella ripresa economica".

L'uso di queste risorse, nelle intenzioni di Merola, comincerà a partire dal prossimo bilancio (di cui in Comune si comincerà a discutere a settembre). "E' una scelta molto forte per il nostro futuro e ora è il momento di farla", sottolinea il sindaco.

Quello della messa in sicurezza degli edifici scolastici e della costruzione di nuove scuole è un tema molto caro a Merola. Il programma triennale dei lavori pubblici del Comune prevede di realizzare «con un investimento diretto» i cinque nuovi poli scolastici in programma in città. Nel 2018 sono previsti i primi progetti esecutivi; i lavori saranno appaltati l’anno prossimo.

D'intesa con Davide Conte, assessore al bilancio e alle partecipazioni societarie, Merola ripropone un’operazione molto simile a quella annunciata – poi saltata all’ultimo momento, con un clamoroso dietrofront – nel corso del precedente mandato.

Nel febbraio del 2015, la decisione, che provocò non poche tensioni – c’è chi lanciò l’allarme privatizzazione – e frizioni anche all’interno del Pd, fu giustificata con la liquidità che la vendita delle azioni Hera avrebbe portato nelle casse comunali.

In aprile, con un’inattesa retromarcia, Hera, Merola decise di non vendere. Bologna, con una quota di poco inferiore al 10%, rimase il socio più forte della multiutility. «Hera, Bologna non vende le azioni. «Non si tratta di un atto demagogico – spiegò il sindaco – perché siamo stati in grado di cercarci altri soldi per gli investimenti».