Sergio Cofferati
Sergio Cofferati

Bologna, 8 aprile 2021 - È sempre stato un uomo e un politico dalle idee chiare, Sergio Cofferati (basti ricordare la battaglia sulla legalità che partendo dalle Due Torri infiammò il dibattito politico nazionale). E anche sulle prossime amministrative l’ex primo cittadino ha una visione netta: "Bologna ha a disposizione un candidato di grande valore che è Matteo Lepore, per il Pd sarebbe un errore molto grave perdere una candidatura come la sua".
 

Eppure Lepore quasi sicuramente dovrà passare dalle primarie: o contro il collega di giunta Alberto Aitini oppure contro di lui e Isabella Conti di Italia Viva.
"Le primarie hanno un senso solo se sono primarie di coalizione. Se invece sono di partito dividono e basta, da elemento di democrazia che va usato quando ce ne è bisogno si trasformano in conta interna, in uno strumento per posizionarsi e in una sorta di compensazione di aspettative non realizzate".
Proprio l’ingresso in campo della Conti potrebbe potare a primarie di coalizione e a risolvere il problema dell’assenza di candidate donne. C’è davvero una questione femminile nel centrosinistra?
"C’è e va affrontata con coerenza e coraggio, creando le condizioni per valorizzare la presenza e il contributo delle donne. Ma Bologna non è digiuna di esperienze di questo genere: nella giunta che ho avuto l’onore di dirigere la metà degli assessori era donna. E donna era pure la vicesindaco (Adriana Scaramuzzino; ndr ). Il problema mi pare sia un altro al momento".
Ovvero?
"Il Pd, che è partito di maggioranza, ha un nuovo gruppo dirigente che tra gli obiettivi che si è dato ha quello di lavorare per allargare l’area riformista. Ma a Bologna, fino a questo momento, si è andati nella direzione opposta, verso una divisione interna al Pd che è incomprensibile, perché in questi anni non sono mai state evidenziate proposte diverse o alternative su questioni importanti al centro del lavoro amministrativo. Tanto che chi ha insistito per le primarie, fino ad adesso, è stato soprattutto un assessore che ha condiviso tutte le scelte del Comune".
Quindi sarebbe meglio un accordo unitario su Lepore?
"Lepore è giovane, ha una grande passione e ha maturato un’esperienza importante sul territorio, prima in Quartiere e poi in Comune. Per lui fare il sindaco sarebbe il completamento in positivo di questo percorso e gli darebbe la possibilità di mettere a disposizione della città le sue competenze, nel quadro di una giunta progressista".
La Conti potrebbe avere un ruolo in questa partita?
"Lei è un’ottima figura e penso che quando arriverà a scadenza del suo mandato da sindaca potrà ambire a ruoli importanti che siano coerenti con il suo percorso e con i suoi elementi di conoscenza. E non credo che in Emilia-Romagna mancheranno occasioni di questo tipo".
C’è chi dice che dopo un anno di pandemia spiri un vento di destra, anche a Bologna.
"Così fosse, a maggior ragione bisogna spendersi per una proposta riformista forte e autonoma, e sotto le Due Torri ci sono le condizioni per farlo. Anche perché Bologna ha delle potenzialità straordinarie che vanno sfruttate, soprattutto adesso che sono in gioco le risorse del Recovery Fund. Penso alle sue infrastrutture come stazione e aeroporto, alla tecnologia e all’innovazione che sono di casa grazie all’Università. E poi al tessuto imprenditoriale, che può contare su aziende leader nel mondo. Infine la cultura, che deve essere la priorità".
Da ex primo cittadino c’è qualcosa che le manca di questo mestiere?
"Il contatto quotidiano con le persone. Quello del sindaco è un mestiere molto faticoso, soprattutto in una città dalle dimensioni di Bologna, proprio perché tutti i giorni sei a contatto con i cittadini, che ti vedono e interloquiscono con te. È una cosa molto bella, e pure impegnativa, del lavoro politico. Ma è una caratteristica che non ho mai più trovato nei miei incarichi successivi".